Perdonate se disturbo la vostra quiete, perlopiù costituita da programmi televisivi svuota cervelli e bambini sghignazzanti che corrono per casa. Avrei potuto esimermi dal trattare certi argomenti sui quali oltretutto si è speculato già abbondantemente ma, visto l’andazzo, li ripeterò ugualmente. Lo farò con un tono che potrebbe indisporvi e che ha il proposito di provocarvi quel tanto che basta a farvi immedesimare in quei bambini iperattivi, uomini di un domani senza un domani o, al massimo, con un avvenire che li destinerà a comportarsi come “voi”.

Sarebbe di gran lunga più gratificante vederli crescere forti e consapevoli, capaci di avviare un circolo virtuoso teso al miglioramento e a quel cambiamento il cui anelito è in fondo al cuore di tutti. Ma più passa il tempo e più in voi si rafforza l’intima certezza che le cose non cambieranno facilmente. Finite così per gettare la spugna, ricalcando modelli che credete vi assomiglino, desiderando cose che vi dicono di desiderare e frignando per ciò che non potete avere. Prigionieri di un loop che vi impedisce di esser lucidi.

UN’ORDA DI REPLICANTI

L’abitudine comune sembra più che altro propendere verso uno stato di “inerzia mentale” che vi impone di attendere istruzioni dall’esterno, seguendo passivamente la scia di un’imprecisata e mutevole normalità ai margini della quale non vedete che caos, isteria e vagabondaggio. Così, per conservare un decoro, scopiazzate il comportamento degli altri e, come un banco di pesci, divenite un corpo unico nei pensieri e nelle azioni. D’altronde, siete nati in un epoca confusa e, nella vostra purezza, non potevate che seguire il branco per diventare grandi. Ma, nonostante siate cresciuti con tutte le vostre peculiarità, per qualche misterioso motivo, continuiate a sentirvi in dovere verso un branco che, a dirla tutta, di saggezza non ne ha mai mostrata un granché.

Magari nessuno vi ha mai indicato altre vie, è vero, ma è vero anche che non avete indagato molto. Credete di non averne il tempo perché non fate altro che tappare buchi e crearne di nuovi e, come una candela in uno stadio vuoto, spesso consumate una vita senza dar luce a niente e a nessuno. In realtà, questo succede perché, da bravi replicanti, avete perso il coraggio, la capacità di reazione e, forse, l’elemento più importante, il discernimento.

Cose di cui potrete riappropriarvi, si, ma una volta fatte non poche considerazioni su quanto avviene dentro e fuori di voi. Un modo per farlo potrebbe essere quello di iniziare a porsi delle domande, sapendo che le risposte giuste non giungono dalla vostra mente condizionata o dai vostri guru. Provengono bensì da una parte di voi stessi che di rado ascoltate ma che potrebbe aiutarvi a capire dove siete e chi state diventando, o perlomeno, chi vi stanno facendo diventare con la vostra collaborazione.

EMOZIONI E SENSAZIONI

Semplificando molto, le emozioni, sono “reazioni valutative” che si fondano sulle vostre credenze, cioè non dipendono da cosa accade all’esterno di voi stessi ma dalle evocazioni della vostra mente che tende, per inclinazione, a catalogare con estrema facilità gli avvenimenti e il comportamento altrui. Perciò, come vi sentite nei confronti di qualcosa che vi capita, dipende da voi e dalla vostra personale vicenda e non dal fatto in sé. Fate attenzione a cosa le muove e, quando qualcosa vi altera o vi sconvolge, datevi pure la colpa perché siete voi che state alimentando inconsapevolmente il vostro malessere. Cercando altri modi di interpretare quella specifica realtà, potreste cambiarne le emozioni a riguardo e addirittura sorprendervi a cogliere l’aspetto positivo nascosto dietro a un evento che inizialmente vi aveva turbato. Diventandone consapevoli, le emozioni si possono gestire. Dunque, scegliete con cura quali emozioni sono più opportune per la vostra e l’altrui pace, cercando di non indulgere in quelle di cui prima eravate in ostaggio.

Le sensazioni sono di più nobile matrice e si manifestano senza la necessità di accedere ai “files” dell’esperienza che vive, in primo luogo, di valutazioni soggettive. Di solito ignorate a vantaggio delle emozioni, scaturiscono da un tipo di “ragione” connessa al vostro essere più che al vostro cervello, scevra da pregiudizi e svincolata dalla linearità del tempo. Indipendentemente da chi siate e in quale situazione vi troviate, tutte le volte che affiorano, vi forniscono, senza alcuna elaborazione mentale, una risposta saggia, limpida e immediata. Allora avvertite sottilmente il senso di armonia, di giustizia, di empatia o, ancora, quel guizzo che vi esorta a continuare, quella bugia che sa di verità, quel pericolo incombente e via dicendo. Siano esse fulminee o persistenti, le sensazioni, sono la “voce” con la quale vi parla la vostra coscienza che, di per sé, è muta e non conosce altro linguaggio.

Non è difficile per voi cadere in preda ai moti superficiali giacché non badate ad altro. Lo è piuttosto ascoltarvi nel profondo. La buona notizia è che tutti possono riuscirci, la cattiva è che non tutti vogliono o ne sono capaci. Sarebbe già molto se imparaste a distinguere le emozioni dalle sensazioni, affidandovi di più a queste ultime e impedendo a chicchessia di impadronirsi di certi processi interiori che sono e devono restare esclusivamente vostri. Perché, chi li controlla, ha il controllo di voi stessi.

I GRUPPI

Appartenere ad un gruppo oggi è un gioco da ragazzi, non solo per l’abbondanza di scelta ma anche perché, l’individuo, in balia di miti farlocchi e senza nozioni su se stesso, non può che essere disperatamente affamato di accettazione. Ed ecco che diventa la soluzione ottimale per chi soffre di solitudine, per chi fatica a far emergere la propria personalità, per chi cerca uno scudo dietro al quale nascondersi o un’etichetta che gli dia valore, per chi spera di sfuggire alle grinfie di una vita noiosa o per chi semplicemente non si reputa abbastanza unico da far razza a sé. Anche per soddisfare questi bisogni, solitamente indotti da una società che umilia chi non eccelle o non sta al passo, oggigiorno, vi conformate allegramente ai dogmi di un gruppo, di una moda, di una setta, senza peraltro comprendere che sono “prodotti” che qualcuno vi sta vendendo e che, in quanto tali, forniranno un utile in qualche ambito.

Un gruppo consistente può chiaramente contenerne altri di diverso genere e, pertanto, potrebbe altresì verificarsi che gruppi più piccoli compenetrino gruppi più grandi assorbendone le ideologie. Potete averne un esempio pratico quando nelle tesi ufficiali c’è qualcosa che non vi torna, in tal caso, a prescindere dal gruppo d’origine, rientrerete con effetto immediato in quello dei cospirazionisti. Ma per quanto sia bello condividere, amalgamarsi e soddisfare il senso di appartenenza, in un contesto che include questo ed esclude quello, quanto potreste effettivamente durare e a qual prezzo? Nel caso in cui le vostre opinioni dovessero mutare per qualsivoglia motivo e questo collidesse con le regole del gruppo in cui avete riposto tutto, dalle speranze alle amicizie, non vi sentireste forse obbligati a rimanere in quella “scatola” contravvenendo così ai vostri nuovi principi?

L’istinto a raggrupparsi risponde ad un’esigenza assolutamente sana ma ha effetti positivi nella misura in cui rimane un’avventura. Una volta raggiunto il fine per cui si è costituito il gruppo o appreso quel che si voleva apprendere, i partecipanti dovrebbero rientrare nei propri stracci. Farne, al contrario, una ragione di vita, cercando di ricavarne un’identità o altro di essenziale, alla lunga, finirebbe per ingabbiarvi assieme ai vostri pensieri. Se non lo avete mai fatto, imparate a mettervi in discussione. Se aspirate a diventare migliori, siate pronti a cambiare idea anche radicalmente e non entrate mai in faccende che tentano di impadronirsi della vostra personalità o da cui non potreste uscire.

I TRANELLI DELL’INFORMAZIONE

Ma dove si trovano, in definitiva, le leve che plasmano le opinioni che, a loro volta, danno luogo a delle idee che, infine, confluiscono in associazioni? Si trovano in mezzo alla fiumana di informazioni distorte che fagocitate quotidianamente e alla quale nessuno di voi sfugge.

Ricordate che la mente è uno strumento attivo e passivo che funziona attraverso la sollecitazione della comunicazione, attivo perché produce e passivo perché necessita di una continua stimolazione. Voi rispondete a degli stimoli congegnati sotto varie forme e propagati tramite i mezzi di informazione senza i quali vi sentireste come avvolti nella nebbia. Si, perché l’informazione può generare una fortissima dipendenza e, intossicarvi, altro non è che un meccanismo per “agganciare” e disperdere la vostra attenzione. Se poi volete aggiungere la frenesia in cui di regola siete immersi, converrete che la briga di concentrarsi su qualcosa, oggi come oggi, se la può giusto prendere chi ha del tempo da buttar via.

Il punto è che la maggioranza di voi si rimette ad una specie di ottusa mente collettiva. Per forza di cose ne consegue che, nei momenti bui, cerchiate il parere di “esperti”, senz’altro illustri ma, spesso e volentieri, propinati all’uopo da chi vuole convincervi di una qualche “verità” che quasi sempre ne nasconde un’altra. Sicché, siete tenuti all’oscuro sia sulla vostra natura che sulla natura di ciò che vi circonda e la realtà che percepite, nel suo insieme, si stempera in un montaggio di spezzoni, tormentoni e spauracchi ripetuti su uno schermo.

Farsi abbindolare dalla propaganda mediatica è più facile che respirare e, più la ascoltate, più complicato diventa per voi riprendere le redini del vostro pensiero. Se non volete soccombere nella vostra gabbia dorata, dovete aprire gli occhi adesso perché diversamente vi addormentereste, comodamente adagiati su convinzioni banali e massificate, subendone le conseguenze senza fiatare.

UN MONDO FAKE

Senza esserne pienamente coscienti, state assecondando con le vostre azioni il sogno di qualcun altro e vivendo in un mondo pressoché fasullo, non perché lo sia sul serio ma perché una “presenza sinistra” lo ha travestito da qualcos’altro. Di questa presenza e delle sue discutibili intenzioni parleremo tra poco. Nel frattempo, potrebbe farvi comodo rendervi conto che l’informazione mainstream, alla quale credete ciecamente per consuetudine, non è affatto dedita all’interesse pubblico ma soltanto all’ordine pubblico e a salvaguardare il proprio status. Tutte le aziende che la diffondono sono coordinate da una manciata di multinazionali in ottimi rapporti tra di loro. Ergo, la stragrande maggioranza delle produzioni cinematografiche e televisive, dei canali via cavo e via satellite, dell’editoria, dei periodici e della discografia è appannaggio di un’unica “forza motrice”. E se la logica non è un’opinione, è facile dedurre come una siffatta coalizione abbia il potere di cambiare praticamente tutto nelle vostre esistenze, dalle più sciocche abitudini a quello in cui credete.

Ciò compreso, non stupitevi quando, i vostri amati media, decidono coralmente di dare risalto a scemenze e a contenuti diseducativi o di alimentare odio, confusione e terrore perché, sotto una parvenza composta e una glassa di finti sorrisi, sono tutti allineati alle direttive di quei pochi soggetti che li capeggiano. A parte l’audience e i guadagni gargantueschi, hanno in primis la mission di proteggere il “pensiero unico” dal “pensiero eretico”, opponendosi a tutte le voci non controllate. Ad amplificare i loro sforzi penserà poi il provvidenziale “effetto carrozzone“. Sono da sempre il mezzo per eccellenza per governare le vostre emozioni, distrarvi dalle questioni scomode, mantenervi stupidi e inculcarvi fandonie. Creano e distruggono “pupazzi” per questi motivi.

Con l’aiuto dei preziosi social, tengono il polso dell’opinione pubblica e, in caso di reazioni anticonformiste significative, attivano prontamente tutta una serie di procedure e rimescoli volti a isolare le correnti anomale e i relativi aficionados, dando così ai più ragione di credere che l’informazione alternativa non sia affidabile o, ancor peggio, che il “selvaggio web” sia zeppo di mentecatti e bastian contrari che farebbero carte false pur di guadagnarsi un click. Non è nemmeno escluso che, una delle tante case di produzione conniventi, a un certo punto, se ne esca con un bel colossal sulla verità che intendono rafforzare, donandovi “filantropicamente” una versione dei fatti che voi prendereste come oro colato o giù di li.

Già, perché chi controlla l’informazione sa dove toccarvi e applicare il giusto contrappeso. Sa anche che siete inguaribili ottimisti, che dimenticate in fretta le brutture e che preferite la notizia rassicurante a quella provocatoria, non importa quanto sia assurda. I signori dei media lo sanno perché, in buona sostanza, hanno forgiato loro i vostri bisogni e le vostre reazioni fin da quando eravate teneri fanciulli, avvalendosi delle menti più “eccelse” e delle tecniche più all’avanguardia, affinando, con crescente maestria, quella che potrebbe definirsi una sorta di perversa e incessante campagna utile a rifilarvi per gradi quel “mondo orwelliano” che in altro modo avreste rifiutato. Il famigerato “controllo mentale”, tanto banalizzato dal cinema, è una triste realtà e la scienza delle “pubbliche relazioni”, per giunta spalleggiata da una tecnologia sempre più adeguata agli intenti, si è prodigata parecchio nell’ultimo secolo per esplorare e mappare le vostre dinamiche comportamentali.

La farfalla monarca, simbolo del controllo mentale e dell’omonimo progetto Monarch

Ed è appunto per innescare dei riflessi condizionati che venite confusi anziché informati. A tal proposito, oggi assistete alla massiccia diffusione delle cosiddette “fake news”, un’interessante espressione idiomatica che autorizza i media ad accorpare tutta la fuffa in un sol colpo, o almeno, tutta la fuffa che gli conviene. Ciò nondimeno, le falsità più insidiose non sono ascrivibili a dei fantomatici geni del male ma a tutti quei “professionisti” mercenari che, al soldo dei padroni dell’informazione, si prestano a disinformare il pubblico con trovate “piennelliste” o di altro machiavellico genere. Naturalmente, esiste anche una percentuale fisiologica di emuli e mitomani che danno seguito al fenomeno del faking ma questo è semmai un effetto collaterale e non la malattia.

Tutta questa solfa per ribadirvi che la mafia è un concetto e non una sostanza concentrata in certe aree geografiche. La mafia dell’informazione esiste, tutela come tutte le mafie i propri affari ed è così attiva, e da così tanto tempo, che una mente ingolfata come la vostra fatica a vederla in azione.

Se ancora vi preme farvi del bene, siate audaci. Non abbiate paura di esser troppo curiosi o di andare contro corrente. Date retta alle vostre sensazioni, sentite tutte le campane e diventate voi gli influencer di voi stessi, decidendo da soli cosa potrebbe esser vero o falso, corretto o scorretto, utile o inutile. Non scegliete di credere in qualcosa solo perché ritenete rispettabile la sorgente che ve ne parla. Passatela al setaccio, investigate. Rammentate inoltre che, i vostri “impeccabili” beniamini, sovente vengono usati come testimonial per fini poco etici e che attori, cantanti e sportivi, tanto per citarne alcuni, potrebbero essere disposti a tutto pur di mantenere il proprio stile di vita e differenziarsi da voi “bifolchi”.

I POTERI FORTI

Sebbene crediate di far parte di un sistema il cui potere si esaurisce nella classe politica che eleggete, un’entità ordinata che vi premia se fate i bravi o vi sanziona se fate i cattivi ma che, in ogni modo, riconosce sempre voi e i vostri inviolabili diritti come protagonisti, sappiate che le cose potrebbero non stare così. Questo perché, da numerose generazioni, i vostri padri, si sono affidati come voi a una “macchina” che era già in funzione alla loro nascita, assimilandone gradualmente i flussi e le norme senza però mai distinguerne con chiarezza l’intricata architettura. Che sia stata la natura umana o quella di una società gerarchica ad averla prodotta, questa protratta falla percettiva, ha generato una zona d’ombra che ha consentito ad un manipolo di influenti famiglie di accaparrarsi, con ponderata lentezza e in maniera programmatica, il comando di tutti i settori e le risorse mondiali.

Sono cani sciolti e al di sopra della legge, esseri scellerati e senza scrupoli che, come dei annoiati sull’Olimpo, si arrogano il diritto di proprietà del pianeta imprimendogli la “direzione” voluta. Pur non sapendo un accidente su chi siano o cosa vogliano, nel tempo ne avete comunque maturato un’idea sfocata, difatti, tutte le sante volte che vi serve un capro espiatorio, parlate di “loro” alludendo per convenzione a una forma di potere organizzato o, per meglio dire, all’alter ego malvagio di un un pool di forze strategiche come quelle finanziaria, industriale, politica, militare e mediatica. Fuochino. Questi sono si gli strumenti responsabili di tutte le atrocità immaginabili, ma è bene sottolineare che non sono apparati che si autodirigono.

Celati da un fitta coltre di rappresentanti, sicari e tirapiedi che agiscono per loro conto, possono fare affidamento su un’infinità di finanziamenti e capitali derivati dallo “sfruttamento piramidale” o da saccheggi e prevaricazioni secolari. Il loro piano occulto di conquista ha radici antiche ed è stato tramandato alle discendenze successive perfezionandosi attraverso legami di sangue, tradizioni, patti, rituali segreti e conferenze a porte chiuse. Le stesse conferenze in cui, ancora oggi, i nipoti e i pronipoti di quelle stesse stirpi, prendono decisioni cruciali sul futuro dell’umanità condividendole all’occorrenza con i personaggi più influenti del globo.

«Dietro l’apparente governo siede un governo invisibile che non ha alcuna fedeltà e non riconosce alcuna responsabilità verso il popolo»

Theodore Roosevelt (1858-1919) 26º presidente degli USA

Sono i “gran maestri” della corruzione e non solo di quella. In genere, sanno essere così convincenti da piegare ai propri voleri qualunque personalità, commissione, istituzione o nazione, prendendosi, tra le altre cose, la libertà di testare qualsiasi armamento o tecnologia futuristica su cui hanno investito. Tenete ben presente che questi megalomani spendono milioni in ricerche di questo tipo e che, tecnologicamente parlando, sono molto più avanti di quello che vi fanno credere. Questo gap, oltre a riempirli di orgoglio, gioca enormemente a loro favore.

La D-Wave ha fornito computer quantistici a tutti i principali colossi industriali incrementandone così la capacità predittiva. L’ultimo modello del 2019 monta un processore Pegasus da 5000 qubit.

Lo scompiglio che vogliono produrre è talmente devastante e, al contempo, inconcepibile per le vostre menti che, se per assurdo vi svelassero cos’hanno in serbo per voi, con ogni probabilità, ci rimarreste secchi. Cosa che, tra l’altro, gradirebbero viste le dichiarate mire misantropiche. Non è infatti infrequente pizzicarli ai congressi internazionali e sentirli promuovere, più o meno esplicitamente, la loro folle “chimera” ispirata a filosofie eugenetiche e transumaniste o all’impellente necessità di creare un’unica società mondiale governata da un potere centralizzato. Un potere che sarà mantenuto con la paura e l’oppressione e, perché no, coadiuvato dall’intelligenza artificiale sulla quale stanno puntando molto.

«Avremo un governo mondiale, che vi piaccia o no. La sola questione che si pone è di sapere se questo governo mondiale sarà stabilito col consenso o con la forza»

James Warburg (1896-1969) banchiere e membro del Council of Foreign Relations

In altre parole, un mondo sfoltito, tenuto in funzione da individui dipendenti, standardizzati, indeboliti da programmi medici forzati, perennemente connessi alla rete globale e sottoposti a ogni tipo di esperimento. E si potrebbe andare oltre, parlando di tutte quelle bio-applicazioni su cui hanno strenuamente lavorato e di quant’altro di artificiale si possa “fondere” col corpo umano per contaminarne la stessa umanità o rivendicarne la proprietà alla stregua di un OGM. Insomma, nulla di trascendentale per gli amanti del profetico filone cyberpunk e del desolato panorama che descrive.

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LA LORO STRATEGIA

Il loro dominio si è consolidato grazie ad un’agenda che ne guida l’escalation, ossia, una strategia suddivisa in mosse progressive all’apparenza slegate tra loro e dal fine supremo. Feroci e tracotanti, costantemente focalizzati sui loro progetti e forti di un sapere avanzatissimo, acquisito dalle più ardite sperimentazioni di confine oltre che dagli “ordini” ai quali molti di loro appartengono, ad oggi, hanno sviluppato un’imponente rete operativa in cui gli emissari più devoti ricoprono le cariche di maggior rilievo planetario. Particolare riguardo, come avrete capito, viene dato alla direzione dell’industria televisiva e dell’intrattenimento, che rivestono un ruolo fondamentale nel vostro indottrinamento.

E così, da dietro le quinte, tirano le fila di un’organizzazione “multitasking” in cui i collusi sono innumerevoli e, in alcuni casi, ignari di servire più alte mete poiché qualsiasi istruzione viene gestita per comparti. Vale a dire, nessuno conosce i dettagli dell’intero disegno se non chi è al vertice e, tutti gli attori coinvolti, eseguono con perizia soltanto le disposizioni che competono al proprio incarico, stando ben attenti a non alzare troppo lo sguardo o a tender troppo le orecchie. In questo modo si inibisce una visione verticale, tutti conservano felicemente il posto e, passo dopo passo, si palesa indisturbata l’immagine del “grande puzzle”.

Terrorizzare, scioccare, inscenare fatti o approfittare di crisi che scuotono e indignano le masse per poi fornire, dopo un’assidua ripetizione mediatica e un congruo periodo di “cottura”, una soluzione allo stesso problema che hanno creato o fomentato, è un’altro noto espediente che garantisce a questa cricca di potenti un valido pretesto per privarvi di qualcosa di sacro, nonché per dimostrarvi che loro possono “proteggervi” e voi ne avete bisogno. Va da sé che, per prolungare un proficuo stato di “emergenza”, potrebbe esser lecito realizzare a tavolino un nemico evanescente.

Se poi qualcuno di irreprensibile osasse mai intralciarne il cammino, verrebbe fatto fuori senza alcun indugio, così come vi raccontano i film o le teorie del complotto che, in una certa misura, vi aiutano a familiarizzare con il loro modus operandi e il vostro “ineluttabile” destino.

“Il potere”, tratto da “1984”

Se quanto appena descritto, sia pur grossolanamente e con qualche omissione volontaria, è per qualcuno la sagra delle ovvietà, per molti di voi continua ad essere uno scenario da paranoici. Può darsi che non vi vada giù che “il copione” della vostra vita lo stia scrivendo qualcun’altro, oppure, che esistano ancora i “faraoni” e voi siate solamente sacrificabili “schiavi”. Purtuttavia, se vi trovate impantanati in questo dramma kafkiano, è anche perché la vostra incredulità è da sempre la più grande arma del loro arsenale.

TECNOLOGIA MEZZA AMICA

Indiscutibile traccia dell’ingegno umano e moderno feticcio di una civiltà in declino spirituale, la tecnologia, sta diventando, a scapito delle sue potenzialità, la perfetta antitesi del vettore evolutivo. Se non avesse sconfinato dall’area ristretta dell’utilità collettiva per divenire un mezzo alienante e ostile, avrebbe indubbiamente rappresentato per l’umanità la via ottimale per la risoluzione di tutti i problemi esteriori lasciandole il tempo di occuparsi di quelli interiori. Ma ciò non è accaduto perché tutto lo scibile è finito, come si suol dire, in cattive mani. Tutti i brevetti e i prodigi più rivoluzionari sono stati acquistati, estorti o diffamati da quei pochi titani che dominano la scena. Stessa fine per i cervelli talentuosi che, il più delle volte, vengono scovati e assorbiti da corporazioni o affiliati che di certo sapranno impiegarli al meglio.

Un immagine del Dex, tratta da “Electric Dreams” – ep. 6: “Safe and sound”

Ciononostante, voi siete incantati dalla tecnologia. Siete rapiti a tal punto dal suo straordinario avanzamento e dai gadget che vi sforna di continuo che, seppur con pessimi risultati, spendete tutti i vostri averi in oggetti che credete indispensabili per comunicare e socializzare. Tant’è che vi ingobbite tutto il giorno su dispositivi sempre più irradianti di cui, in fin dei conti, sapete poco o niente. E se d’un tratto le vostre cellule decidessero di dar picche a queste smanie, voi andreste subito a ricercare le cause nel cibo, nelle polveri sottili o nella predisposizione genetica, un po’ perché vi suona meglio e un po’ perché vi sentireste meno responsabili del fattaccio. Ebbene, questa vostra ingenuità, l’ignoranza diffusa e il probabile “scoppio ritardato” di sintomi non ancora ben inquadrati, deresponsabilizza anche chi produce e vende certi aggeggi. Com’è intuibile, in mancanza di studi ufficiali, seri ed obiettivi, non potete far altro che stare a quello che dicono le aziende produttrici o le leggende metropolitane, che poi è lo stesso.

E a proposito di responsabilità, in questo preciso istante, mentre siete concentrati come non mai a difendervi da qualcosa che non vedete né conoscete e a “ripartire” senza batter ciglio dopo un altro irreversibile giro di vite, state assistendo in mondovisione al più grande depistaggio della storia. Un’operazione senza precedenti che, tra i molteplici scopi, ha quello di destabilizzarvi fino a rendervi malconci, più propensi a soluzioni drastiche e, già che ci siamo, a una diversa configurazione sociale, cose per le quali, volenti o nolenti, vi toccherà digerire anche tecnologie tutt’altro che salvifiche.

È tutto già pronto e i boss della Terra si stanno sfregando le mani da un pezzo. Ma voi, in nome di un progresso fuorviato dai conflitti d’interesse e vendutovi come inevitabile da un’informazione scorretta, confidando in una scienza corrotta e in una promessa campata in aria che non vi porterebbe alcunché se non effimeri sollazzi da quattro soldi, state dando il vostro silenzioso placet all’attuazione di politiche e altre aberrazioni che vi allontaneranno ancor più da voi stessi e dai vostri simili, che vi introdurranno a nuove e sofisticate metodologie di controllo e che, con ragionevole certezza, danneggeranno voi e l’ambiente.

Preso atto di quanto sia viziato il sistema in cui vivete, come potete pensare che una tecnologia che viene spacciata così subdolamente non nasconda delle gravi implicazioni? Come potete credere che chi investe “fantastiliardi” in questo campo, abbia a cuore il vostro benessere quando è li che scalpita al sol pensiero di banchettare con le opportunità che potrebbe offrirgli una dittatura globale?

PANEM ET CIRCENSES

Benché attribuiate con fierezza agli antichi romani il retaggio di questa nazione e uno dei primi regimi democratici, essi non erano per nulla equi. Già all’epoca, il poeta satirico Giovenale, narrava delle continue vessazioni subite dalla plebe e di come, malgrado le stesse, venisse tenuta a bada con distribuzioni periodiche di grano e occasionali accessi ai giochi circensi concessi, a ragion veduta più che per benevolenza, dall’imperatore. Così facendo, la classe dirigente conquistava il consenso del popolo ignorante, il quale si accontentava di ricevere un’inezia rispetto alle sconfinate ricchezze dell’impero.

Oggi, come allora, vi trovate nella medesima “Cloaca Maxima”, questa volta immersi fino al collo e senza manco sapere come uscirne. La mentalità da alveare caldeggiata dal “pensiero illuminato” di pochi tiranni e i residuati tossici di una tecnologia al servizio del male, vi stanno conducendo inesorabilmente verso il compimento di una profezia che si autoavvera. Riscattarsi da una simile sorte, che altrimenti comporterebbe il progressivo smantellamento di quanto ancora vi separa da un androide prodotto in serie, dovrebbe essere l’imperativo di chi tra voi ha conservato un blando istinto di sopravvivenza.

QUALE FUTURO?

Il rischio di esser proiettati in una società distopica, governata e ipercontrollata con una tecnologia che prima o poi vi reclamerà come estensioni di se stessa, non è mai stato così palpabile. Anche se non vi sentite ancora dentro una puntata di “Black Mirror“, il passo è breve e il vostro immediato futuro potrebbe dipendere da una scelta che siete chiamati a fare ora, finché vi resta un margine di azione. Con chi siete schierati, con i vostri simili o con i criminali che giocano con la vostra pelle? E di cosa avete davvero bisogno? Di “prostituirvi” in cambio di altri trastulli di ultima generazione o di un mondo libero e finalmente vostro?

Nella remota ipotesi che vi sentiste ancora umani e decideste che qualcosa deve esser fatto, toglietevi dalla testa la violenza. In qualunque scontro verreste spazzati via come pula al vento. Così come risulterebbero vani i vostri striscioni colorati, i vostri scioperi o i vostri urli.

A onor del vero, voi siete più numerosi e più forti di qualsiasi esercito ma non possedete nessuna strategia, né di attacco né di difesa e, anche se le aveste, vi mancherebbe la capacità di essere coesi e di far fronte a tutto ciò come un unico gruppo, oppressi contro oppressori. Come auspicato dai vostri aguzzini, la tattica del “divide et impera” ha dato i suoi frutti e sono questi strappi nel vostro tessuto ad avergli consentito di osare oltre il dovuto, dando corpo alle varianti più ambiziose del loro progetto.

Fatevene una ragione, l’unica guerra che potete permettervi ora è quella al glutine, tanto vale evitare i colpi di testa e trovare un modo intelligente per uscire dal pasticcio. Ovviamente, ammesso e non concesso che vogliate ribellarvi, cosa che un vero androide non si sognerebbe mai di fare.

Se solamente aveste fede all’unisono in una vostra sceneggiatura e riusciste ad uscire dalla loro smettendo di ascoltarli, di alimentarli e di servirli, la vittoria in qualsiasi battaglia sarebbe, senza ombra di dubbio, vostra. La sfortuna è che non avete un’utopia a cui puntare né tanto meno la volontà di conseguirla. Ormai si sono presi la vostra immaginazione, colmando i vostri vuoti con sogni preconfezionati e oggetti da desiderare, facendovi credere che chi ne ha di più vince la partita. E sono talmente sicuri che non rinuncereste mai a tutto questo “valore aggiunto”, che nessuna preoccupazione li ha mai sfiorati. Non hanno però tenuto conto di una cosa, un elemento tanto imprevedibile quanto travolgente, capace di mandare in fumo persino la più diabolica delle pianificazioni: il “fattore sorpresa”.

“Il caos prerinascimento”, tratto da “Il pianta verde”

«Mentre i figli del nostro mondo combattono per sviluppare la loro nuova individualità, la loro irriverenza quasi scorbutica per le verità che noi adoriamo, diventano per noi – e con ‘noi’ intendo la classe dirigente – una fonte di problemi. Non mi riferisco necessariamente ai giovani politicamente attivi, quelli che si organizzano in associazioni, con slogan e bandiere, anche perché per me quello è un ritorno al passato, per quanto quegli slogan possano essere rivoluzionari. Mi riferisco a ciascun ragazzo nella sua individualità, mentre si occupa di quelle che definiamo ‘le sue cose’.

Per esempio, potrebbe non infrangere la legge mettendosi seduto sui binari davanti a treni che trasportano truppe militari; la sua trasgressione della legge potrebbe consistere nel prendere la macchina e andare a un drive-in con 4 amici nascosti nel bagagliaio per evitare di pagare. La prima trasgressione ha implicazioni politiche e teoriche; la seconda consiste in una semplice mancanza di accordo sul fatto che una persona debba sempre fare ciò che le viene ordinato, in particolare quando l’ordine proviene da un cartello affisso. In entrambi i casi c’è disobbedienza. Potremmo elogiare la prima considerandola significativa, mentre la seconda potremmo ritenerla semplicemente un gesto irresponsabile. Tuttavia è nella seconda che io intravedo un futuro migliore. Dopotutto, la storia è piena di movimenti di persone organizzate che si oppongono al potere. Qui si tratta banalmente di un gruppo che usa la forza contro un altro, chi detiene il potere contro chi non ce l’ha. E fin ora, in questo modo, non si è riusciti a realizzare nessuna utopia. E io penso che sarà sempre così.

Diventare quello che io definisco, in mancanza di un termine migliore, un androide, significa ciò che ho detto: permettere a se stessi di diventare un mezzo, oppure essere costretti, manipolati, resi un mezzo inconsapevolmente o contro la propria volontà. Il risultato è lo stesso. Ma non puoi trasformare un umano in un androide se l’umano infrange le leggi ogni volta che ne ha la possibilità. L’androidizzazione richiede obbedienza. E, soprattutto, prevedibilità. Che sia per pigrizia, scarsa capacità di concentrazione, depravazione, tendenze criminali… quali che siano le etichette che volete affibbiare al ragazzo per spiegar la sua inaffidabilità, vanno bene. Ciascuna significa semplicemente una cosa: possiamo dirgli più e più volte cosa fare, ma quando viene il momento che lui lo faccia, tutte le istruzioni subliminali, tutti gli indottrinamenti ideologici, tutte le droghe tranquillanti, tutta la psicoterapia sono una perdita di tempo.

Non salterà allo schiocco della frusta.»

Philip K. Dick

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