Olismo Vs Meccanicismo

Olismo Vs Meccanicismo

Da quando abbiamo coscienza di noi stessi, il conformarsi a norme, regole e tradizioni è sinonimo di normalità e adeguatezza. Un atteggiamento non sempre consapevole che, una volta interiorizzato, spesso induce a prendere le distanze da qualsiasi idea, concezione o persona si dimostri “fuori dalle righe”. Va da sé che imbrigliando e distorcendo il potere critico con un simile approccio alla vita, l’unica garanzia risultante per la comunità che lo prescrive è quella di perpetuare in modo automatico il suo regolato e apatico procedere. Questa visione conservatrice, ormai così incistata nel nostro folclore, determina il più delle volte preconcetti stereotipati e, di conseguenza, ciò che è socialmente accettabile differenziando gli individui tra retti e reietti, affidabili e inaffidabili, limitando la creatività del singolo, se non addirittura il progresso della specie. Insomma, una condotta che inibisce la sperimentazione del nuovo intesa come pionieristica volontà di approfondire e valutare altri punti di vista. Non di rado, invece, e questo ce lo ha insegnato la storia in molteplici occasioni, l’anticonformismo alimenta quella particolare scintilla che consente di rompere gli schemi per generare audaci e proficue rivoluzioni di pensiero.

I NUOVI EROI

Quando gli effetti di una difformità di pensiero producono un qualsiasi vantaggio riconoscibile per la comunità, questa, non potendola più etichettare come pericolosa, finisce per accettarla attribuendo gli eventuali meriti a figure che convenzionalmente chiama “eroi”. Termine a cui si attribuisce un certo fascino ma che rimanda alla tipica accezione di “essere raro”, come se l’eroe appartenesse ad una cerchia ristretta di individui che, in assenza di una specifica e altrettanto rara azione, molto probabilmente sarebbero considerati degli emarginati. Allora, il “diverso”, che può essere facilmente smascherato dalla massa conformata o dalla famiglia in cui nasce, tende in genere ad essere preventivamente scoraggiato e giudicato come indegno d’amore o di interesse. Il suo pensiero, le sue modalità o semplicemente le sue particolari qualità, vengono in realtà denigrate per timore della sua diversità, almeno fino a quando non giunge, per qualche scherzo del destino, ad una manifesta creatività o alla già citata azione eroica.

Ma siamo certi che solo pochi eletti possano diventare eroi e che il rischio di fallire, e quindi di apparire più che incredibili solo poco credibili, sia così alto? Non è forse vero che tutti potremmo essere considerati tali solo per il fatto di non accettare passivamente ciò che ci viene imposto da una collettività acritica che si auto modera, uscendo così dagli schemi ripetitivi e limitanti di cui siamo prigionieri? Questa riflessione introduce l’argomento che a breve tratteremo e, in ultima analisi, sottintende e denuncia la miseria intellettuale che contraddistingue la società in cui stiamo vivendo, una società di individui che, per quanto la spinta evolutiva sia notevole, con le proprie paure e le proprie credenze più o meno radicate, si oppone con immensa forza a qualsiasi miglioramento.

I DUE METODI DI LETTURA

Fin dalla sua prima comparsa su questo pianeta, l’essere umano, ha cercato di osservare e decodificare la natura che lo circondava. Questo non solo per una mera curiosità ma per la necessità di vivere con essa e in essa, essendo l’elemento imprescindibile di cui anch’egli faceva parte. Il paradosso sta nel fatto che qualsiasi essere non dotato di ragione ma solo di istinto, come gli animali, accetta la natura come una madre con la quale armonizzarsi indissolubilmente mentre l’uomo tenta ancora oggi di capirla, oltre che di possederla, escludendosi inconsapevolmente dal suo amore, inteso come tendenza alla vita e alla crescita evolutiva.

Nella cultura occidentale pare che si sia approdati ad una certa conoscenza solo in tempi piuttosto recenti mentre, in quelle culture che non sono state contaminate dagli stessi rigidi criteri di logicità, la stessa conoscenza, sia stata raggiunta sostanzialmente molto prima. Si ricorda che in epoca classica, almeno fino a Pitagora ed Aristotele, si pensava ancora che la Terra fosse piatta mentre in altre culture la sua sfericità era ben nota; parimenti, oggi, con fisici come Bohm e Aspect scopriamo che l’universo ha una natura olografica e che “tutto è uno”, verità a cui, ad esempio, alcune filosofie orientali erano giunte grazie alla meditazione o agli stati alterati di coscienza, stati ai quali il soggetto (mistico) accede quando entra in comunione con ciò che lo circonda.

Il rispetto di una tradizione gioca qui un ruolo importante poiché preserva il sapere acquisito, ma viene spontaneo chiedersi quale tradizione sia più vicina alla verità. Con molta probabilità quella che ha osservato meglio e ha adottato un metodo meno scientifico, vale a dire, più intuitivo e meno deduttivo. Poiché un’intuizione non può essere dimostrata scientificamente, in un sistema che basa le sue credenze solo sulla riproducibilità delle dinamiche che osserva e sugli assiomi che ne derivano, la lentezza nel fornire delle risposte ai quesiti esistenziali non può che essere un fattore discriminante.

LA VISIONE MECCANICISTICA

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L’enciclopedia Treccani definisce così il temine “meccanicismo”: ogni concezione che consideri l’accadere, sia fisico sia spirituale, come il prodotto di una pura causalità meccanica e non preordinato a una superiore finalità. Ne deriva una percezione piuttosto circoscritta, in cui l’essere vivente diviene un insieme di parti, un essere “smembrabile” che si guasta e necessita di un intervento esterno per l’eventuale riparazione, un essere che dimora in un Universo dove le cose avvengono per esigenze causali, per effetto di in un insieme di regole fisse (come avviene nel moto dei corpi celesti) e senza la partecipazione attiva degli organismi che lo compongono, accadono e basta, matematicamente. Benché abbia ormai subito svariate mutazioni, la visione meccanicistica affonda principalmente le sue radici nei postulati di Cartesio, Newton, Locke e Darwin (di cui si ricorda l’opera manifesto di questa ideologia: “L’ Origine della Specie” del 1859).

Partendo dall’assunto che sulla Terra l’esistenza tende a procedere in uno stato apparentemente disordinato e caotico, ne conseguì un forte stimolo a riorganizzare le cose ispirandosi alle stesse regole inviolabili che pare guidino il Cosmo. Si ritenne perciò una soluzione sensata utilizzare gli stessi principi scientifici della meccanica per riordinare la natura e noi stessi, in modo da favorire nel migliore dei modi gli interessi materiali individuali degli esseri umani.

Va però ricordato che la teoria di Darwin sull’evoluzione biologica e le implicazioni profonde delle sue scoperte non vennero mai esplorate completamente. Ne vennero tuttavia solo estratti alcuni degli aspetti più superficiali, poi sfruttati in modo da legittimare e consolidare maggiormente la concezione meccanicistica, trasformandola in un’appendice della meccanica newtoniana. Filosofi pragmatici come Herbert Spencer modificarono il concetto di “selezione naturale” nel concetto della “sopravvivenza del più adatto”, anche se lo stesso Darwin asseriva che “non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti”.

Dal concetto di “sopravvivenza del più adatto” non poteva che discendere l’idea che ogni organismo è impegnato in una competizione senza soste con tutti gli altri esseri viventi per le risorse naturali. Pertanto, secondo questa logica, il vero progresso consisteva nell’accumulare una sempre maggiore quantità di beni materiali nell’intento di dar origine a un mondo sempre più ordinato e la stessa evoluzione era vista come un processo grazie al quale ogni specie successiva avrebbe avuto i mezzi migliori per provvedere ai propri bisogni materiali.

Fu così che la teoria di Darwin (appoggiata da amici come Lyell) divenne una perfetta riedizione dell’ipotesi meccanicistica, ipotesi in cui la scienza, la matematica e la tecnologia, rappresentano gli strumenti primari per manipolare la “natura disordinata”. Un modello operativo che, come è facile intuire, ha prodotto non pochi effetti collaterali e che comincia a vacillare poiché l’energia su cui era fondato sta via via esaurendosi.

LA VISIONE OLISTICA

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La visione olistica si contrappone oggi a quella meccanicistica con sempre più vigore proprio perché soddisfa in modo più completo l’esigenza di comprensione della natura e dell’uomo e possiamo riassumerla come la tesi secondo cui il tutto è più della somma delle parti di cui è composto.

Il termine “olistico” deriva dal greco “olos”, ovvero “il tutto” o “la totalità” e il termine è stato coniato da Jan Christiaan Smuts nel 1926 (Holism and Evolution). La visione olistica, è quindi una visione globale dell’essere umano che tiene conto delle sue interrelazioni con la realtà ordinaria e con il mondo sovrasensibile. Un modello che contempla l’essere umano nella sua interezza, come un’unità di corpo, mente e spirito connessa al centro superiore della coscienza. Le discipline olistiche hanno alla radice la consapevolezza di un legame profondo tra spirito e materia, tra dimensione interiore ed espressione biologica e la loro pratica comporta lo studio approfondito del livello fisico, energetico e psico-spirituale dell’individuo. A differenza della medicina tradizionale, la malattia è trattata come uno squilibrio dipendente da più fattori e la guarigione dalla stessa avviene ricercando l’armonia tra le dimensioni emotive, sociali, fisiche e spirituali della persona con il proposito di incoraggiarne il naturale processo di recupero.

Personaggi come C. G. Jung, il quale per primo sostenne concetti avanzati come “archetipo” e “inconscio collettivo”, furono i precursori in Occidente di una visione più ampia che aprì una breccia in quella che fino ad allora era considerata la teoria ufficiale. Nel suo trattato intitolato Seelenprobleme der Gegenwart egli si espresse così:

il corpo avanza la sua pretesa di parità; esso emana lo stesso fascino della psiche. Se siamo ancora bloccati nell’antico concetto di contrapposizione tra spirito e materia, questa condizione deve sembrarci un’insopportabile contraddizione. Se al contrario possiamo riconciliarci con il mistero secondo il quale lo spirito è la vita del corpo vista dall’interno e il corpo la manifestazione esteriore dello spirito, essendo i due una cosa sola, allora possiamo comprendere perché l’impegno a trascendere l’attuale livello di coscienza attraverso l’accettazione dell’inconscio deve dare al corpo ciò che gli è dovuto e perché il riconoscimento del corpo non possa tollerare una filosofia che lo neghi in nome dello spirito.“.

Per quanto il complesso di credenze a cui ci riferiamo sia tuttora sintonizzato su di una concezione superficiale e materialistica, stanno emergendo interferenze positive in ogni settore, soprattutto in quelli legati al benessere dell’individuo. Non a caso diversi medici, la cui formazione si rifà ad una politica ordinistica che impone dogmi ancora basati su una marcata visione meccanicistica dell’essere umano, si stanno orientando verso la visione olistica promuovendo discipline e terapie alternative al classico farmaco, da sempre utilizzato per lo più come “prodotto” con cui attenuare un sintomo (non una causa) a beneficio di questa o quella società farmaceutica privata che, in quanto tale, persegue ovviamente i propri tornaconti. Riuscite a immaginare anche per un solo attimo un mondo privo di interessi commerciali, che non specula sulla salute e dove vengano naturalmente stimolate le proprietà di auto guarigione del corpo umano, dove, in buona sostanza, non ci sia più la necessità di dipendere da un sistema farmaceutico e dalle industrie che lo sostengono? Sembra pura fantascienza, non è vero? Eppure questo dovrebbe essere e, a dire il vero, avrebbe sempre dovuto essere l’obiettivo a cui tendere!

LE COSCIENZE STANNO CAMBIANDO

La forma mentis adottata dalla maggioranza scaturisce da uno stato di paura e confusione costantemente indotte, gli esseri umani divengono così manipolabili e capaci di accettare solo la realtà ufficializzata dai governi e dagli strumenti che gli stessi utilizzano per mantenere intatto il loro potere come i media mainstream, le multinazionali e il debito pubblico. In ogni ambito la verità viene filtrata, mistificata, sgretolata e ricostruita ad hoc al fine di protrarre la condizione attuale ma, nonostante ciò, le coscienze stanno gradualmente invertendo la rotta e avviandosi a un processo di trasformazione. Fino a pochi decenni fa i cibi biologici, le discipline olistiche o le terapie alternative, non venivano minimamente contemplate dalla cultura occidentale, eppure oggi persino le grandi aziende collegate al mondo della medicina e dell’alimentazione, per non subire un pericoloso calo delle vendite, si stanno in un certo qual modo uniformando a questa tendenza modificando la composizione dei loro prodotti in funzione di una domanda che privilegia gli elementi naturali (maggiormente compatibili con ambiente e organismo) e penalizza la chimica di sintesi.

Grazie all’informazione liberamente diffusa da Internet e alla pressione scaturita dall’insoddisfazione nei confronti di un paradigma palesemente malfunzionante, il consumo consapevole, sta letteralmente contagiando migliaia di persone e la legge la stanno iniziando a dettare proprio quegli stessi consumatori che un tempo non facevano che ubriacarsi di pubblicità ingannevole e obbedire a quello che gli veniva ordinato di fare. Questa massa crescente di persone sta trascendendo i pattern brutali e fallaci della competizione e della sottomissione, iniziando così a comprendere quanto sia realmente più vantaggiosa la cooperazione e la coesione verso un unico e più elevato scopo piuttosto che restare ignare vittime di un retaggio culturale pilotato da entità senza scrupoli che le educa alla passività. Senza questi coraggiosi anticonformisti, è il caso di dirlo, molto simili a degli eroi, sarebbe impossibile gettare le basi per creare un mondo migliore, perché è solamente grazie alle loro iniziative e alla loro dedizione che si sta diffondendo l’impulso per manifestare il grande cambiamento di cui tutti abbiamo bisogno.