La Matrix, il Complottismo e l’Essere Umano

La Matrix, il Complottismo e l’Essere Umano

In questo post si tratteranno in dettaglio alcune regole basiche per incrementare il potere interiore e la consapevolezza. Inizieremo quindi un percorso irriverente, denso di informazioni scomode che inevitabilmente provocheranno a qualcuno un certo fastidio, pertanto se decidete di proseguire nella lettura, fatelo sapendo che l’intento non è quello di convincere chi è privo dei due elementi sopracitati ma di confermare a chi è già sulla buona strada ciò che intimamente ha sempre riconosciuto. Vista la portata degli argomenti esposti, sconsiglio inoltre a chi è abituato alle rapide interpretazioni di proseguire con la pretesa di comprendere.

LA MATRIX

La vita è delineata da un insieme di esperienze, non sempre positive come molti ormai avranno capito. Imbrigliarla, far si che viverla diventi un cammino felice e denso di significato non è cosa da tutti e dipende fondamentalmente dall’approccio personale e, più in grande, dall’orientamento della società che, come vedremo, spesso condiziona il singolo. Fin qui tutto abbastanza noto. Ma quanti approcci esistono alla vita, o meglio, in quanti modi possiamo viverla? In verità solo in due modi: consapevolmente, imparando a gestire la realtà e scegliendo la via migliore per noi stessi, consci che tale via spesso non è priva di resistenze e di ostacoli, o inconsapevolmente, seguendo la via che altri scelgono per noi, uniformandoci alla tendenza dalla maggioranza. Ma chi crea queste tendenze? Un’entità che chiameremo convenzionalmente “Matrix”, ispirandoci all’omonimo film. Mi spiegherò meglio. La Matrix è il sistema sociale in cui viviamo. Un ingegnoso meccanismo in grado di pilotare le coscienze, un sistema che esiste grazie al consenso e che si assicura tale consenso procacciandoselo in qualsiasi modo, essenzialmente senza destare sospetti sui fini che si prefigge.

Esistono due fondamentali modelli di sistema, quello socialista che nega la libertà di scelta e quello capitalista che schiavizza. Quest’ultimo, a ben pensarci, esprime la nostra condizione. La menzogna e la disinformazione sono mezzi molto efficaci per vendere ad esempio un certo prodotto e, per riuscire nell’intento, occorre creare il mito non solo della sua utilità ma anche della sua insostituibilità. In sostanza, che si tratti di prodotti o di altro, sono molto più utili dei consumatori fedeli che dei consumatori consapevoli. Il motto diventa quindi: “se noi lo produciamo, voi dovete comprarlo” o anche “se noi lo diciamo, voi dovete crederci”. Il sistema è molto intelligente ed esso ci usa mentre crediamo di godere dei suoi privilegi. L’obiettivo è creare un bisogno che porti a desiderare ciò che è vantaggioso per il sistema stesso e tutto viene poi mantenuto grazie a rapporti di dipendenza che di solito si fissano con l’estenuante ripetizione di un concetto.

Le “merci” che ci circondano sono prodotte non tanto perché senza di esse non ci si potrebbe arrangiare, ma perché qualcuno le produce, qualcun’altro le vende e tutti hanno bisogno di trarne dei profitti. Siamo ostaggi di questo meccanismo e come in una fattoria mangiamo quello che ci danno o facciamo quello che ci dicono di fare. Il comando che ci viene dettato subliminalmente è simile al seguente: “siediti al tuo posto di lavoro e sacrificati se viene richiesto. Crea i prodotti del sistema e consuma quello che ti fornisce. Rispetta le regole e fai come fanno tutti. Se tutti lo fanno, lo pensano, allora è giusto. Non farti venire in mente di abbandonare le file, saresti un diverso, l’importante è solo che tu sia connesso e che usi i gadget che ti fanno sentire parte del sistema. Non hai bisogno di cercare altre strade e non farti strane domande, verrai diretto, poiché il tuo compito è eseguire gli ordini e creare in te stesso i necessari riflessi condizionati che ti rendono un bravo ingranaggio. Non ti serve più energia ma solo quella sufficiente a fare funzionare tutto secondo i piani del sistema. Lasciati controllare, segui i modelli che ti vengono dati e obbedisci”. Interessante vero?

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tratto da “Essi vivono” di J. Carpenter

Va da sé che chi osa anche solo trasgredire di poco viene subito bollato, denigrato o deriso, a meno che non ci si possa servire di lui producendo reazioni che potrebbero tornare utili al disegno complessivo. Signori, come avrete intuito, siamo tutti in un bel pasticcio! Esistono tuttavia dei modi per convivere con il sistema senza trasformarsi in un cyborg dalla personalità piatta e conformata. Per riprendere il controllo di se stessi è necessario mantenersi consapevoli.

Qualcuno potrebbe obiettare che in una collettività non c’è altro modo di vivere la vita, anche se in realtà sarebbe più corretto dire che non ci sono state date altre vie e che pertanto non abbiamo idea di quali potrebbero essere le alternative. Tutto sembra filare liscio così com’è e gli “effetti collaterali” che osserviamo e a cui siamo diventati ormai insensibili sono dopotutto il prezzo da pagare. Nulla di più falso. Ma procediamo per gradi.

L’obnubilazione della coscienza umana è già ad uno stadio avanzato ed è la modalità preferita dalla Matrix per influenzare e dirigere la massa. Ciò avviene di norma attraverso l’informazione, il cibo e le condizioni ambientali. Premetto che spiegare certe faccende in modo semplice e diretto non sarà un’impresa facile, in ogni caso, vale la pena tentare. Solo una minoranza di individui sarà quindi in grado di recepire tali informazioni, proprio come un’altra minoranza di individui già se ne serve per manipolare e pilotare la maggioranza. Su quest’ultimo gruppo sono già state spese molte parole e non è il caso di affrontare nuovamente la questione, come già detto, chi sta leggendo queste righe, con molta probabilità conosce l’entità del problema o ne ha comunque un barlume. Prima di scendere in particolari però occorre affrontare un altro tema, piuttosto attuale e controverso.

IL COMPLOTTISMO

Complottismo e complottista sono dei neologismi oggi molto utilizzati di cui in genere troviamo traccia sui principali dizionari con un’accezione che, guarda caso, ne inficia i propositi. L’editore Hoepli, ad esempio, lo definisce come “la tendenza a vedere complotti dappertutto, anche senza fondamento, che spesso si manifesta come fissazione e mania”; Wikipedia si esprime in merito confermando che “si tratta di una definizione che ha origine nella cultura americana e che negli anni recenti si è diffusa in varie parti del mondo per fare riferimento a un’ampia classe di costruzioni ipotetiche dove la fantasia ha un ruolo dominante. Queste teorie solitamente attribuiscono la causa di un evento all’azione di cospiratori, offrendo spesso una ricostruzione artefatta degli avvenimenti, con accuse di insabbiamento delle indagini nei confronti delle istituzioni preposte”; ancora l’Enciclopedia Treccani definisce chi lo sostiene come “chi o che ritiene che dietro molti accadimenti si nascondano cospirazioni, trame e complotti occulti”.

Insomma, tutto lascia intendere che chi si interessa di tali teorie o tenta di indagare sulla realtà ufficializzata dal sistema sia una sorta di trasgressore, un sovversivo, un fomentatore, un essere degno di disprezzo. Ora, non so chi di voi ricorda l’opera di George Orwell, 1984, ma tutto questo a me suona tanto di neolingua. Nello scenario orwelliano il fine specifico della neolingua non è solo quello di fornire, a beneficio degli adepti dell’ideologia dominante, un mezzo espressivo che sostituisce la vecchia visione del mondo e le vecchie abitudini mentali, ma di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero. Una volta che la neolingua fosse stata radicata nella popolazione e la vecchia lingua completamente dimenticata, ogni pensiero eretico (cioè contrario ai principi del sistema) sarebbe divenuto letteralmente impossibile, almeno per quanto attiene a quelle forme speculative che derivano dalle parole.

Parallelamente al complottista, nasce un’altra figura ad esso contrapposto e ormai ugualmente nota al popolo di internet, il debunker (altro neologismo). Vediamo come lo definisce questa volta Wikipedia: “un debunker (in italiano demistificatore) è un individuo che mette in dubbio e smaschera affermazioni false, esagerate, anti-scientifiche o pretenziose. I debunker spesso focalizzano la loro attenzione sui fenomeni ufologici, affermazioni sul paranormale, medicina alternativa, eventi miracolistici, ricerche compiute al di fuori del metodo scientifico o solamente pseudoscientifiche. Il termine debunker è attribuito a chi esplica la propria attività di “smascheratore” attraverso ricerche, scritti (articoli o libri), conferenze e seminari, o si cimenta comunque in attività con lo specifico intento di appurare la validità di affermazioni dubbie, strane o anomale. Debunking è l’atto del confutare, basandosi generalmente su metodologie scientifiche, un’affermazione o ipotesi”.

Non notate niente di strano? Per quanto sia indubbiamente legittimo che esista sempre l’opportunità di operare un confronto atto a evitare fraintendimenti, o che chicchessia diffonda una versione dei fatti priva di fondamenti, questo personaggio emblematico che dovrebbe occuparsi, in un certo senso, di verificare una data realtà, appare già da una prima lettura come un paladino della giustizia, un’autorità che si prefigge di ristabilire l’equilibrio. Ma siamo davvero certi dell’imparzialità di un debunker? Non potrebbe essere lui il vero “disinformatore”, colui che invece difende a tutti i costi e senza alcun fondamento la verità ufficiale al fine di mantenere un certo “ordine pubblico”, magari stimolato dalle stesse istituzioni che hanno interesse a mantenere le cose come sono, o solo per il fatto che il potere conferitogli dalla sua posizione glielo consente? Ora, non sarebbe giusto fare di tutta l’erba un fascio, sicuramente esistono persone corrette e scorrette da ambo le parti e conservare sempre un sano e ragionevole dubbio probabilmente è l’atteggiamento migliore, per chi può e vuole permetterselo ovviamente. Tuttavia, per chi ha già avuto a che fare con personaggi del genere le idee sono abbastanza chiare, mentre purtroppo per chi ha il forte bisogno di essere rassicurato e di tornare, per così dire, al comfort del proprio status quo, le cose pare non stiano così. Rimando ad un breve ma simpatico articolo di Massimo Mazzucco dal sito Luogocomune che da, a ragion veduta, la sua opinione sull’argomento: link.

L’ESSERE UMANO

Dunque, torniamo a noi, in tutti i sensi. L’essere umano è un organismo assai complesso, ovvero, nella sua interezza possiede una parte fisica (visibile, grossolana) e una parte metafisica (invisibile, sottile). La parte fisica include il corpo, il suo metabolismo e la sua forza, mentre la parte metafisica, include la coscienza, la volontà e l’energia personale. Tutto è strettamente correlato e interdipendente. Non mi dilungherò sul perché o il percome le cose stiano così, al lettore esigente consiglio di documentarsi in merito, la letteratura che tratta questi temi è vastissima.

Basti sapere che le tossine che ne possono minare la salute sono di diversa natura e perciò possono contaminare ambedue le sfere che ne determinano l’insieme. Va tenuto bene a mente che tutto quello che intossica crea dipendenza. Infatti, come precedentemente accennato, la Matrix agisce principalmente sulle dipendenze dell’individuo e lo schiavizza modificando le sue esigenze funzionalmente alle tre componenti primarie: l’informazione che assimila, il cibo che ingerisce e l’ambiente in cui si muove.

Fatta questa distinzione preliminare, poniamoci adesso una domanda: cosa serve ad un uomo per essere in grado di disporre autonomamente del proprio destino? Sono tre cose semplici ma allo stesso tempo difficili da ottenere: una coscienza libera, una volontà libera e un’energia libera. Il sistema, affinandosi nel tempo come un organismo dotato di vita propria, ha imparato a limitare questi fattori in tre modi: offuscando la coscienza, catturando l’attenzione e bloccando l’energia. Queste condizioni imposte dall’esterno sono destinate ad aumentare e contribuiscono a generare quella tensione crescente e poco chiara che tutti noi ad un qualche livello stiamo percependo.

L’unico antidoto a questa tensione è la consapevolezza. La consapevolezza è la possibilità di orientarsi con lucidità nella realtà circostante e rendersi conto di dove si è, di cosa si sta facendo in un determinato momento e del perché. La Matrix cerca in tutti i modi di relegarci al ruolo di ingranaggio, e  se la sfera di attività si restringe, per forza di cose, anche la coscienza ristagna in un campo ristretto. Inoltre, ad aggravare le circostanze, vengono instillati con cura degli stereotipi sociali che creano tra l’essere umano e la collettività una sorta di sincronizzazione che prende il nome di massificazione. Come?

Vediamolo attraverso un classico esempio: viene mostrata un’immagine “patinata” di qualcosa che agisce come esca, da tale immagine si giunge ad una deduzione che viene presentata al nostro giudizio, poi viene spiegato lucidamente che questa cosa è irraggiungibile a meno che non si lavori duramente, si dimostri di essere i migliori o si abbiano delle conoscenze. Se si concorda su tutti i punti si forma un’opinione e, se molti la condividono, lo stereotipo è stato acquisito. Vengono così ideati falsi fini, falsi modelli di successo, e le persone pensano che a questi standard ci si debba conformare a discapito delle proprie vere attitudini. Come risultato l’uomo, oppresso da questo stato di cose, accetta il quadro proposto nella configurazione del suo mondo e si immerge in un sogno penoso dove tutto intorno a lui è ostile e difficile da ottenere. Questo è un modo per bloccare l’energia e creare il pressing che ci obbliga a inseguire le mete designate dalla Matrix. Ovviamente, a chi non potrà raggiungerle viene consigliato di rassegnarsi all’insoddisfazione dando “importanza” al fatto di non essere tagliato per alcun successo. In definitiva, che siate un ingranaggio insoddisfatto o un ingranaggio soddisfatto, poco importa, consegnerete la vostra energia al sistema e lui se ne nutrirà.

Ma una volta che si diventa consapevoli del blocco energetico in atto metà del lavoro è fatto. L’altra metà consiste nel riprendere il controllo del flusso di energia che era ristagnato grazie all’azione consapevole. Quando il flusso viene finalmente riavviato, le soluzioni arrivano da sole, in itinere, proprio perché la coscienza può disporre di nuova energia libera, vedere con chiarezza e dirigere la volontà. L’algoritmo di auto-liberazione può essere così riassunto: individuare lo stereotipo che opprime, rimuoverlo diventandone consapevoli e togliendogli importanza, creare un flusso di azioni coerenti a un nuovo fine in accordo con la propria ragione e la propria coscienza.

Se non è subito chiaro, ponendosi in una posizione di osservazione, il vostro autentico fine verrà svelato; cercare nervosamente qualcosa in sostituzione del vecchio falso stereotipo non porterebbe a nulla. Occorre una certa pazienza e un’intenzione stabile nonché la conservazione dei presupposti energetici per consentire e mantenere tali atteggiamenti. Va tenuto bene a mente che il vostro passato, con tutti i relativi fallimenti, non conta, come non contano le esperienze altrui, ciò che conta è soltanto il presente in cui potete agire e il futuro che volete raggiungere.

La vita è uno specchio, l’avrete sentito dire molte volte. La realtà non è altro che il riflesso ritardato della vostra forma-pensiero, lo specchio riflette ciò su cui si fissa maggiormente la vostra attenzione e quindi concentrando l’attenzione sul vostro fine questo prenderà forma nello strato del vostro mondo. Avere un’immagine, un’intenzione chiara e focalizzata verso il fine da raggiungere è la cosa più importante per attrarre la realtà che volete. Altra cosa importante da fare è verbalizzare la vostra intenzione, come se deste un ordine allo specchio; fatelo frequentemente, senza sentirvi stupidi, scrivetelo, pensatelo questo vostro futuro ma eseguite questa semplice operazione come se si trattasse del presente, di una situazione che state già vivendo, che avete già acquisito. L’esperienza ordinaria suggerisce che sono le azioni concrete ad avere un impatto decisivo nel mondo materiale ma, in un universo “permeabile” come il nostro, la componente metafisica è comunque presente e necessita anch’essa di considerazione. La coscienza e i pensieri esercitano allo stesso modo un’influenza sulla realtà oggettiva che ci circonda e questo è il motivo, nonché la prova, per cui il sistema ne vuole il controllo.

Quanto appena detto riguarda sostanzialmente la sfera dell’informazione, cosa da cui tutti siamo in un certo qual modo dipendenti. Per informazione, intendo tutto ciò che subdolamente costituisce uno stimolo all’adeguamento. Con i mezzi posseduti dall’odierno sistema, mettere in circolo le tossine appropriate per creare nuove forme-pensiero e dipendenze, è ovviamente più facile rispetto a qualche decennio fa. Con le attuali tecnologie, mezzi come Internet divengono un’arma a doppio taglio. Nonostante essa sia difficile da controllare rispetto ad un quotidiano, una rete televisiva o qualsiasi altro singolo mezzo informativo acquistabile dai direttori della Matrix, oggi, con i Social Network, la diffusione (e il monitoraggio) di un’opinione stereotipata avviene alla velocità della luce .

Veniamo ora ad un altro elemento da cui siamo dipendenti: il cibo. Tante cose si sono dette sul cibo che mangiamo e, a prescindere dalle diete complicate che si affrontano per apparire conformi ai cliché di bellezza e di salute fisica, il rilievo che assume questo elemento è determinante per liberare l’energia utile a raggiungere il proprio scopo. Forse non tutti sanno cosa significhi realmente sentirsi bene e pieni di carica, né quante e quali persone abbiano dedicato considerevoli sforzi per informarci su quale sia il miglior metodo per assumere gli alimenti che la natura ci offre.

Parlo di natura perché siamo con essa tutt’ora in sintonia e, in virtù di ciò, le azioni che nascono da una comprensione parziale delle sue leggi avranno come unico risultato il disequilibrio. Avrete sicuramente già sentito la citazione del filosofo Ludwig Feuerbach: “Noi siamo quello che mangiamo”. Per dirla brevemente, da quello che mangia un essere umano possiamo rilevare se è in armonia o meno con i principi della natura. In realtà il cibo non condiziona solo il fisico ma anche la coscienza ed il modo di pensare. Tutto sommato non è poi così difficile intuire che in un corpo affaticato e inquinato, in genere, dimora una mente altrettanto affaticata e inquinata.

L’ingegnere francese Andrè Simoneton dimostrò, servendosi di strumenti come un contatore Geiger, una camera ionizzante di Wilson e il Biometro di Bovische, che le radiazioni emesse da un organismo sano si aggirano sui 6500 Angstroms (verso l’infrarosso) e che al di sotto di tale valore compare la malattia. Ne conseguì che alcune radiazioni erano utili a mantenere una buona salute mentre altre erano nocive:

tabella-radiazioni-alimentari-bis

Per mantenere la vibrazione ad una lunghezza d’onda superiore ai 6500 Angstroms, il nostro organismo deve continuamente adattarsi all’influenza di numerose tipologie di radiazioni come quelle dovute a pensieri, emozioni, alimentazione, medicamenti, oltre a quelle cosmiche, solari, lunari, terrestri, per non parlare di quelle emesse dalle moderne apparecchiature di cui ci circondiamo. Pertanto, il ruolo rivestito dagli alimenti, dalle bevande, dallo stile di vita e dall’ambiente in cui si vive diventa assai rilevante. Prove di laboratorio, effettuate su animali, hanno dimostrato che gli alimenti sintetici (le cui sostanze producono assuefazione), pur fornendo un’alimentazione sufficiente dal punto di vista calorico, non bastano per fornire uno sviluppo corretto e naturale. Questo significa che, oltre ai consueti costituenti, gli alimenti devono anche possedere un’energia. Una volta fatte queste considerazioni, Simoneton, con lo stesso sistema analizzò e suddivise i principali alimenti in diverse categorie sulla base del loro potere nutrizionale e vibrazionale. Ne risultò la seguente tabella:

tabella-cibi-Simoneton

Va comunque detto che, per conservare le proprietà vibrazionali, gli alimenti superiori devono essere consumati freschi, al giusto grado di maturazione e che una dieta opportunamente dissociata e alcalinizzante, cioè basata sulla compatibilità dei cibi e l’assunzione di alimenti non acidi, preserva la salute dell’organismo e previene la maggioranza delle patologie conosciute, soprattutto quelle croniche. Per correggere le abitudini alimentari è sempre consigliabile procedere per gradi onde scongiurare spiacevoli inconvenienti o incappare in fanatismi controproducenti. In fin dei conti, realizzare un simile cambiamento ha come scopo il recupero dell’energia e non ulteriori stress.

Sarebbe utile parlare anche di acqua e di movimento ma, per motivi di spazio, le materie saranno trattate in un altro articolo. Per ampliare invece il discorso inerente al mantenimento della forza vitale, che come abbiamo detto è strettamente legata alla possibilità di influenzare il corso degli eventi, accennerò ad una formula molto interessante detta l’equazione di Ehret (inventore dell dieta senza muco). Il concetto è davvero elementare e fa capire da dove trae origine questa forza:

L = C – R

dove L è la forza vitale, C è la capacità energetica, R è il carico; “C” in realtà è un’incognita poiché rappresenterebbe l’energia che muove il “meccanismo” umano. Si tratta di un parametro sconosciuto giacché nessuno sa con certezza da dove un organismo vivente tragga questa energia. Possiamo tuttavia considerare tale valore come un insieme di fattori determinati al contempo dalla forza fisica, dall’energia Qi innata e dalla forza dello spirito. “R” è il valore che esprime il lavoro speso principalmente per la digestione del cibo morto e la rimozione dei prodotti del metabolismo.

Nell’organismo che si ciba in prevalenza di sostanze morte e acide si instaura un processo necrobiotico che da luogo alla putrefazione e allo sviluppo di tossine. Quando ciò accade, il corpo in sostanza non ha più la piena capacità di dedicarsi al ripristino e allo sviluppo ma deve far fronte ad una miriade di problemi secondari, dal mantenimento del pH allo stoccaggio delle sostanze di rifiuto. Il processo necrobiotico, a differenza di quello probiotico (a favore della vita), si svolge in tempi lenti, è una cogestione, un fardello che il corpo deve sopportare e che richiede un notevole dispendio di risorse. Nel soggetto medio, che predilige cibi cotti e derivati da processi industriali, “R” assume sempre più rilevanza proprio perché questo immane lavoro nel tempo aumenta, le riserve vitali si riducono e la quantità dei prodotti di scarto non smaltiti si accumula. Se “R” diventa maggiore o uguale a “C”, la vita cessa. L’analogo tecnico di questa equazione viene utilizzato per determinare la potenza reale di una vettura che è pari alla potenza del suo motore meno tutte le spese e le forze di resistenza. Quando la forza di resistenza supera la potenza della vettura, questa si arresta.

In parole povere, quali che siano gli elementi che compongono l’energia “C”, la forza “L” dipende direttamente dalle spese “R”. Sono quindi le spese a meritare l’attenzione principale, perché ridurre “R” è molto più semplice che aumentare “C”. Solitamente si usa aumentare il valore della capacità energetica dell’organismo con pratiche complesse e faticose. Ciò nonostante, il potenziale energetico può essere aumentato molto più facilmente liberando il corpo dal sovraccarico di lavoro cui è sottoposto per effetto dei processi necrobiotici, passando a un tipo di metabolismo più congeniale e meno dispendioso, come la probiosi appunto.

Come è comprensibile, sarebbe riduttivo rifarsi solo a questi criteri, sull’alimentazione sono stati condotti parecchi studi che sarebbe bene approfondire in autonomia (a tal proposito si segnalano le opere di George Wilson, André Simoneton, André Bovis, Louis Kervran, Georges Lakhowsky, Arnold Ehret, Victoria Boutenko), anche perché trattare esaustivamente il tema non è lo scopo primario di questo post.

A questo punto i pezzi del puzzle stanno formando un’immagine più nitida. Il lettore attento avrà già capito che la Matrix non è uno scherzo e che le industrie dell’informazione, dell’alimentazione e della farmaceutica sono sinergicamente impegnate affinché il caro essere umano si comporti secondo le loro aspettative. Innumerevoli volte è stato detto, non solo dal sottoscritto, che per controllarci e renderci dipendenti, il sistema non ci vuole solo disorientati e malleabili ma anche deboli e malati. Non lo fa solamente per una mera questione economica, il fine supremo è il dominio assoluto.

Siamo giunti quasi al termine di questa analisi e ci occuperemo ora dell’ultimo, ma non meno importante, fattore su cui il sistema si è accanito. Risulta ormai chiaro a tutti come le modificazioni ambientali abbiano raggiunto un livello critico e assai preoccupante. Per esser certi che l’uomo rimanga immerso nel suo sonno pressoché indistinguibile dalla realtà ed evitare il rischio di fornire risorse utili al risveglio, non sarebbe stato sufficiente agire solo attraverso l’informazione e il cibo. Il sistema ha così pensato di concepire delle sofisticate tecnologie per degradare l’ambiente. Di cosa si tratti è ampiamente spiegato in molti siti e in questa discussione ci soffermeremo più che altro su alcune conseguenze contingenti.

Il pianeta che ci ospita è un organismo vivente a tutti gli effetti. La Terra pulsa, emette frequenze, respira, si nutre, si rigenera, si adatta, reagisce, e fa tutto questo non solo per se stessa ma anche per noi poiché il suo fine è ospitare e favorire la vita. Non è in competizione con gli altri pianeti e la sua esistenza è legata a un equilibrio che sovrintende tutto l’universo conosciuto. Gli unici potenziali pericoli dovrebbero provenire solo dallo spazio profondo o dall’esaurimento di quelle leggi che governano i corpi celesti.

Purtuttavia, viene sfruttata e aggredita dai suoi stessi figli, esseri impietosi e presuntuosi che forse, in un immediato futuro, credono di poter disporre di altri pianeti per continuare a prosperare. Proprio come fanno i parassiti quando sono costretti ad abbandonare un corpo che hanno ormai devastato. Distruggere l’ambiente consapevolmente per poi fingere di proteggerlo con blandi accorgimenti che poi si riveleranno inutili, significa insinuare nelle menti la certezza che tutto è perduto, che la natura è diventata minacciosa, che l’ultimo baluardo su cui poteva fondarsi la vita è venuto meno e che, se vogliamo sopravvivere, l’unica scelta sarà quella di attenersi agli ordini del sistema accettando quel che viene offerto con le modalità che vengono imposte. Ancora una volta la dipendenza dalla Matrix e dalle sue false soluzioni sembra essere l’unica via plausibile.

Sfruttare l’emergenza ambientale non punta solo a giustificare comportamenti politici e sociali che alimentano nell’immediatezza un certo business piuttosto che un altro, ma principalmente a creare il pretesto per l’attuazione di misure di sicurezza estreme e anticostituzionali su scala mondiale, ne sono esempi pratici gli OGM e il programma di depopolazione che molte potenze appoggiano. Creare consenso grazie al falso mito che l’ambiente non può più sopportare la massiccia presenza umana porterà con molte probabilità a istituire un governo centralizzato e a legittimare queste operazioni coercitive nei confronti di qualsiasi nazione. Va inoltre considerato che un ecosistema malato e inquinato oltre misura non sarà più in grado di assicurare un adeguato sostentamento ai suoi abitanti, anche se questi saranno decimati.

Per quanto la colpa di tutto ciò venga sempre attribuita all’intera razza umana, in verità sarebbe da imputare a questi scellerati governanti e non a delle pedine inconsapevoli che non fanno altro che dormire e annuire a qualsiasi comando in cambio dei cosiddetti frutti del progresso. Distribuire la responsabilità evita di circoscriverle ai veri colpevoli ma, in quanto esseri consenzienti, forse non è del tutto sbagliato attribuire delle mancanze anche a chi riveste un ruolo passivo. La situazione pare essere ormai sfuggita di mano e chissà quale fantascientifico piano hanno in serbo i controllori del pianeta per salvarsi il posteriore dato che anche loro, inevitabilmente, appartengono al genere umano. Di sicuro operazioni come la realizzazione dei FEMA Camps o del Svalbard Global Seed Vault, lasciano presagire che qualcosa è nell’aria, e non parlo solo di smog o di Geoingegneria clandestina.

CONCLUDENDO

Quelli appena illustrati sono solo alcuni degli espedienti che il sistema adotta per esercitare la sua supremazia. La verità sarebbe in effetti molto più articolata ma era mia premura rendere accessibili soltanto gli aspetti che ritengo prioritari. Giunti a questo punto, prima di concludere, porterò alla vostra attenzione un’ultima riflessione.

Poniamo per assurdo che questa notte, come per incanto, tutti i problemi di questo mondo spariscano, domattina come vi comportereste? Quasi certamente la maggior parte delle persone non saprebbe cosa fare e dove andare perché non è mai stata abituata ad avere un proprio obiettivo da raggiungere e un relativo modello da seguire. La Matrix se ne è impossessata da tempo, vincolandoci a dei surrogati e privandoci così della facoltà di immaginare il futuro che desideriamo. Ognuno di noi ha il bisogno innato di aderire a degli ideali e, solo dopo averne metabolizzato pregi e difetti, di trascenderli per trovarne di migliori. Da questo dipende la crescita intellettuale, la maturazione. Se non si riescono a superare gli schemi che non hanno più nulla da offrire, se ne diventa succubi, cadendo in quello stato che gli psicanalisti definiscono “psicosi edipica”. Quando invece non si dispone di un riferimento valido a cui adeguarsi, si resta soli, diventando succubi di se stessi e, in questo caso, si parlerebbe di “narcisismo”. Il complesso di Edipo conduce alla disperazione, il complesso di Narciso al disorientamento. Oggi viviamo prevalentemente nella seconda condizione, tutto il resto appartiene al mondo delle congetture. Non avere una meta definita è come aggirarsi in un territorio senza averne la mappa. Ci sentiamo smarriti perché la società si è trasformata troppo rapidamente e senza scaturire da un modello approvato. Il sistema si è, per così dire, auto installato e, fintanto che perdurerà il nostro sonno, ci terrà in pugno.

“Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove andare” (Seneca)

Riassumendo quanto indicato, per riprendere il controllo di se stessi e del proprio destino è indispensabile: incrementare la consapevolezza, recuperare l’energia vitale, riconoscere la propria unicità, orientarsi verso un fine compatibile, sostituire le forme-pensiero negative, compiere azioni coerenti con il fine prescelto e infine mantenere stabili i fattori appena descritti. Come afferma Vadim Zeland (ideatore del Transurfing), trasformandoci da ricevitori in trasmettitori non proietteremo più nello specchio il film che vediamo ma quello che vogliamo vedere!