Ecovillaggi: “vivere altrimenti”

Ecovillaggi: “vivere altrimenti”

Il fenomeno degli ecovillaggi è assai più diffuso di quanto si possa immaginare e questo è il segnale inequivocabile che una buona parte di NOI, consapevole della decadenza in cui riversa l’attuale società, si sta già orientando verso uno stile di vita più adeguato. La fase sperimentale è ancora in atto ma molte strutture godono già di un buon livello di autonomia. Vivere in modo olistico ed ecosostenibile, senza inutili preoccupazioni, con rinnovato spirito e a contatto con la natura è possibile. Persino vivere senza denaro è possibile, ma tutto questo può funzionare e si può realizzare solo se la coscienza personale di chi è disposto al cambiamento è abbastanza matura e indipendente da affrontare un simile salto di qualità, sbarazzandosi di tutto ciò che condiziona l’ego e rigettando le tipiche convizioni da “suddito”.

Benché sia ormai una consuetudine dare un PREZZO a qualsiasi cosa, a questa possibilità, sarebbe forse più opportuno dare un VALORE. Dovrebbe essere una scelta ben ponderata, sentita in modo genuino, perché si sta parlando di migliorare sensibilmente la propria qualità di vita ma, necessariamente, anche di slegarsi dal sistema consumistico. Una scelta scaturita da una precisa presa di coscienza, dalla volontà di trasformare radicalmente la propria esperienza di vita in qualcosa di “nuovo”, di simolante e appagante.

Soffermandosi un momento sull’idea di coabitare in una comunità dove tutti collaborano in assenza di gerarchie e nel totale rispetto dell’ambiente, dove si ha il tempo di concentrarsi su se stessi e di riscoprirsi assieme agli altri, è facile intuire come un simile ideale di vita esprima in realtà il “ritorno alle radici” dalle quali ci hanno lentamente strappato.

Che cos’è un ecovillaggio

Il termine ecovillaggio è un neologismo mutuato dall’anglosassone “eco-village”, coniato per la prima volta da Robert e Diane Gilman che per primi utilizzarono tale termine nel volume Eco-villages and Susteinable Communities (edizioni The Gaia Trust, 1991). Qualche anno più tardi fu fondato il Global Ecovillages Network (Gen), una rete internazionale, cui aderiscono ecovillaggi presenti in tutti i continenti, e nel 1995, con il primo meeting ospitato nella storica comunità di Findhorn, in Scozia, il movimento degli ecovillaggi ricevette il suo battesimo ufficiale. La traduzione letterale del termine inglese non fa giustizia del significato più profondo del termine che forse sarebbe più corretto tradurre con “comunità intenzionale ecosostenibile”, questo perché quando si parla di ecovillaggio si intende una comunità caratterizzata da due elementi fondamentali: intenzionalità ed ecosostenibilità.

Per la Fellowship for Intentional Communities (Fic), una fondazione costituita in gran parte da rappresentanti degli ecovillaggi statunitensi, una comunità intenzionale è: “un gruppo di persone che hanno scelto di lavorare insieme con l’obiettivo di un ideale o una visione comune. La maggior parte delle comunità, anche se non tutte, condividono la terra o l’abitazione. Le comunità intenzionali possono essere di dimensioni e struttura organizzativa tra le più varie, così come i valori fondanti che possono essere: sociali, economici, spirituali, politici e/o ecologici. Possono essere rurali o urbane. In alcune, i membri alloggiano tutti in un’unica abitazione, in altre vivono in case separate. In alcune vi sono bambini, in altre no. Alcune comunità intenzionali sono laiche, altre di tipo spiccatamente spirituale, altre ancora pur essendo laiche sono caratterizzate da un orientamento spirituale più o meno spiccato”.

Per quanto riguarda la sostenibilità, anche se il termine ecovillaggio pone l’accento sull’aspetto ecologico, in realtà l’orientamento del Gen è di promuovere una sostenibilità a 360 gradi; come si legge nella Carta degli intenti della Rete Italiana Villaggi Ecologici (Rive), gli ecovillaggi: “si ispirano a criteri di sostenibilità ecologica, spirituale, socioculturale ed economica, intendendo per sostenibilità l’attitudine di un gruppo umano a soddisfare i propri bisogni senza ridurre, ma anzi migliorando, le prospettive delle generazioni future”.

– – – – –

Ogniqualvolta si tenta di definire un’idea si rischia di impoverirne lo spirito originario. Lo stesso accade anche per gli ecovillaggi, la cui definizione risulta ancora più difficile per l’estrema eterogeneità delle esperienze esistenti. Hildur Jackson, cofondatore di Gaia Trust, ha provato a descrivere un ecovillaggio utilizzando una chiave originale di lettura basata sui quattro elementi: terra, acqua, fuoco, aria.

YES_strategies

Terra: ovvero la struttura fisica

1. Produrre alimenti biologici su scala bioregionale o locale.

Ogni regione del pianeta dovrebbe produrre alimenti freschi e salutari in primo luogo per soddisfare i propri abitanti, dedicando una parte della propria superficie per lo sviluppo delle specie selvatiche. L’esportazione di derrate alimentari, fibre e altri prodotti dovrebbe avvenire solo dopo che questa condizione di base sia pienamente soddisfatta. La Permacultura è un sistema di produzione in linea con tali criteri poiché essa si basa sul rispetto della biodiversità e delle conoscenze locali ed inoltre richiede un consumo energetico limitato. Diverso è il caso dell’agricoltura biologica, anche se oramai si tratta di una pratica largamente accettata per le sue valenze ecologiche.

2. Costruire in maniera ecologica.

Quando si costruisce o si ristruttura un edifico si utilizzeranno il più possibile materiali edili locali, naturali e non tossici (argilla, legno, pietre, paglia, ghiaia, ecc.), di facile riciclaggio. I criteri di costruzione debbono tener conto anche della possibilità di integrare sistemi di energia rinnovabile, il trattamento delle acque di scarico e la produzione di alimenti.

3. Analisi del ciclo vitale.

Ogni qualvolta si utilizzano materiali naturali per ottenere un determinato prodotto bisognerebbe chiedersi: “Si tratta di un prodotto necessario e utile? Possiamo utilizzare materiali locali, naturali e non tossici per fare la stessa cosa? Il prodotto può essere fabbricato in modo da favorire il riciclaggio dei materiali utilizzati? Il suo processo di produzione è completamente innocuo?”

4. Ripristinare l’ambiente naturale.

La salvaguardia e il ripristino dell’ambiente naturale è parte integrante del programma di gran parte degli ecovillaggi. In molti luoghi lo strato superficiale di humus si è drasticamente ridotto. Nostro compito è ricostruirlo attraverso adeguate pratiche agronomiche e il compostaggio.

L’acqua: ovvero le infrastrutture

1. Salvaguardare le risorse idriche.

La cura e il recupero degli sprechi idrici fatti in passato è un punto importante. Il trattamento biologico delle acque di scarico, il recupero dell’acqua piovana, la cura dell’acqua di superficie e della falda freatica sono scelte inevitabili in un ecovillaggio.

2. Sistemi di energia integrati e rinnovabili.

Nel Nord del pianeta è necessario ridurre i consumi energetici del 90%. Ovviamente questo risultato non si può ottenere unicamente risparmiando energia. E’ necessario ristrutturare le abitazioni in maniera adeguata, se necessario, e soprattutto modificare lo stile di vita e potenziare l’impiego delle energie rinnovabili (sole, vento, acqua e biomassa).

3. Razionalizzare i sistemi di trasporto.

Quello degli ecovillaggi è uno stile di vita che riduce l’incidenza dei trasporti, il cui incremento oggi costituisce uno dei principali problemi ambientali del pianeta. Un sistema alternativo di trasporto si potrà sviluppare solo ponendo l’enfasi sul trasporto collettivo.

4. Accesso alla comunicazione.

In alcuni casi, i sistemi di comunicazione, come per esempio fax, telefono, e-mail o internet possono costituire un’alternativa allo spostamento fisico delle persone. Il Gen (Global Eco-Village Network) ha già realizzato una rete a cui i nuovi ecovilaggi possono accedere per attingere tutte e informazioni di cui hanno bisogno.

Fuoco: ovvero la struttura sociale

1. Sistema decisionale.

La struttura sociale non deve essere troppo estesa, in modo da favorire la partecipazione di tutti. Alla conferenza di Findhorn del ‘95, l’idea generale, circa la dimensione ottimale di una comunità era intorno ai 500 membri. Abbiamo bisogno di un sistema decisionale realmente democratico, dove la gente possa esercitare il diritto di risolvere i propri conflitti, darsi le proprie regole, prendersi cura della propria salute e vivere pienamente la propria vita.

2. Economia sostenibile.

L’economia, dopo tutto, è un’invenzione dell’uomo. E quindi può essere profondamente rinventata allo scopo di servire, anziché dettare regole che oggi appaiono sempre più inique soprattutto per i paesi del Sud del mondo. Le economie locali debbono essere stimolate in modo che il denaro possa circolare localmente senza che venga dissipato nelle grandi città, incentivando le esperienze come le banche del tempo e altri sistemi di scambio locale.

3. Medicina.

La medicina sia in senso generale che a livello preventivo, costituisce una delle aree che necessita più di altre una profonda trasformazione. Nel Nord del pianeta, è possibile risparmiare l’80% delle spese mediche solamente modificando lo stile di vita, senza per questo pensare di rifiutare i numerosi benefici assicurati dalla medicina occidentale.

4. Insegnare e andare oltre.

L’insegnamento di nuovi modi di progettare, fare agricoltura, curare e gestire l’energia è fondamentale per realizzare tutte queste trasformazioni. E il primo obiettivo di ogni ecovillaggio dovrebbe essere lo sviluppo personale di ognuno insieme a quello della comunità.

Aria: ovvero la cultura

1. Arte e creatività.

Dare spazio alla creatività è importante perché consente a ogni membro della comunità di esprimere la propria unicità e come tale va in direzione opposta al conformismo della società di massa.

2. Rituali, celebrazioni e diversità culturale.

Festival, rituali e celebrazioni sono utili per manifestare la propria interconnessione con i propri simili e la natura, nonché la tolleranza e comprensione della diversità culturali. Il senso di connessione ci consente di metterci in relazione con gli altri e ci da un senso di gioia e di appartenenza, trascendendo il modello dualistico di comunicazione.

3. Un punto di vista olografico e circolare.

Siamo vicini ad un salto di coscienza e “coscienza globale” potrebbe essere il nome per questo nuovo paradigma. In diversi settori della società sta emergendo un punto di vista nuovo: “Quello che accade nella natura, accade anche al nostro corpo”. E’ questo il principio olografico. Tale principio si è manifestato in passato nelle antiche culture e ora viene ripreso anche dalla scienza occidentale.

4. Un processo attraverso la pace, l’amore e la coscienza globale.

Ci sono diversi percorsi attraverso i quali è possibile integrare la coscienza globale nel nostro modo di pensare e nei nostri comportamenti. Richiede tempo e impegno per eradicare i condizionamenti indotti nel passato dalla cultura industriale occidentale e l’ecovillaggio è il luogo ideale per questo processo di crescita.

Comunità sostenibile, intenzionale ed ecovillaggio: quali le differenze?

Tanto è stato scritto negli ultimi dieci anni sul tema delle comunità sostenibili sia a livello locale, sia a livello internazionale. Una comunità sostenibile può essere realizzata da due o più persone in campagna, in un villaggio o in città e interessare, almeno in linea teorica una regione o uno Stato intero.

Un ecovillaggio è una comunità sostenibile, ma una comunità sostenibile non sempre è un ecovillaggio. Proviamo a definire meglio le diverse forme che in qualche modo si avvicinano all’idea di ecovillaggio:

Comunità intenzionale

Si tratta in linea di massima “di un gruppo di due o più adulti che hanno scelto di chiamarsi comunità”. Un ecovillaggio è in genere una comunità intenzionale, ma ci sono numerose comunità intenzionali che hanno poco o niente a che fare con l’ecologia e non possono essere definiti ecovillaggio.

Coabitazione

E’ uno stile di vita cooperativistico nato in Danimarca. Mette insieme l’autonomia delle abitazioni private con molti dei vantaggi della vita comunitaria. In genere i residenti, almeno quelli iniziali, partecipano alla progettazione della comunità in modo che essa possa rispondere il più possibile ai loro bisogni.

Riflettendo

Il fenomeno degli ecovillaggi oggi assume indubbiamente un’importanza notevole. Questa iniziativa rappresenta, infatti, una delle poche, collaudate alternative possibili ad un sistema che non è più in grado di soddisfare i nostri reali bisogni. Sarebbe pertanto sconveniente interpretare questo progetto come un’involuzione, o comunque, come un’utopia destinata a fallire. Nell’imminente futuro, prendere questo tipo di rotta, potrebbe invece rivelarsi una decisione alquanto saggia poiché, come numerosi indizi lasciano presagire, pare che sia proprio il nostro attuale modello di vita ad essere prossimo al fallimento.

Dopotutto a chi giova una “vita da comprare” basata sull’avere, corrotta da impulsi indotti con l’inganno e intrisa di frustrazioni, in cui vigono le leggi del profitto e del controllo, in cui spesso non si è capaci di amare né se stessi né gli altri, in cui la maggior parte degli individui arranca pilotata da regole insulse ignorando le vere cause del proprio malessere? Giova sempre e solo a pochi e MAI alla collettività. Eppure è quello che stiamo permettendo. Forse non ci sono ancora sufficienti pretesti per indurre tutti ad una scelta così drastica, forse molti non saranno comunque mai disposti a prenderla in considerazione, ma i tempi sono abbondantemente maturi. Io ci penserei!

Fonti:

Approfondimenti:

Informazioni sulla Rete italiana dei villaggi ecologici (Rive) si possono richiedere a: La Comune di Bagnaia,
loc. Ancaiano, 53018 Sovicille (Si). Tel/fax 0577.311014 (ore pasti) , e alla redazione di Aam Terra Nuova,
Via Ponte di Mezzo 1, 50127 Firenze. Tel. 055.3215729 (ore ufficio, chiedere di Mimmo Tringale)