Della Realtà e della Scelta

Della Realtà e della Scelta

In questo articolo cercherò di fornire alcuni spunti che ritengo importanti per comprendere gradualmente chi siamo, dove ci troviamo e cosa stiamo facendo. Non pretendo che tutti prendano certe riflessioni per verità assolute, dopotutto la mia strada è la mia strada e quella di chi legge potrebbe non coincidere o essere partita da punti differenti. Provocare molte volte è una via per attirare attenzione ma anche un modo per stimolare il ragionamento.

 

IL GUIDATORE, LA CENTRALINA E IL VEICOLO

Vi soffermate mai a pensare alla funzione del vostro corpo? Letteralmente è una macchina biologica sorprendentemente sofisticata, o più in dettaglio, un aggregato di cellule intelligenti e super-specializzate coese tra loro, un veicolo che si rigenera fino al compimento del suo naturale ciclo di vita, che si rinnova e si armonizza al sistema di riferimento da cui dipende e che lo ospita. Chiamarlo veicolo è senz’altro il termine più adatto poiché è grazie a questa manifestazione concreta di sé che, il frammento di consapevolezza che dovremmo normalmente percepire come “identità”, può vivere un’esperienza significativa ed evolvere nella dimensione fisica. Concetti ostici in prima battuta ma allo stesso tempo incredibilmente semplici: quando usate un’automobile, voi non diventate l’automobile! Diciamo che esiste un guidatore (che potete chiamare osservatore, Sé superiore, mente supercosciente), una sofisticata centralina che con i suoi programmi pre/post installati influenza le prestazioni della vettura (formata dall’inconscio, dall’ego e dalla personalità) e infine il mezzo vero e proprio (il corpo fisico con cui si compiono le azioni). Essere veramente consapevoli implica l’allineamento equilibrato di tutti e tre questi elementi ma in genere, per svariati motivi, ci troviamo in una condizione di sbilanciamento.

Se ora ti chiedessero chi sei tu, in cosa si identifica la tua parte conscia e da chi prende ordini, cosa risponderesti?

DAL VEICOLO ALLA CONOSCENZA

Strizzando l’occhio alle filosofie orientali, il corpo fisico, con tutte le sue peculiarità, è coinvolto in un progetto architettato dalla nostra “essenza consapevole” che ha scelto quindi di proiettarsi nel mondo materiale per sperimentare l’individualità, contemplandosi mentre affronta le conseguenze delle proprie azioni e le potenzialità che la possono arricchire. Tutto ciò servirà a riportarla a “casa” con una conoscenza accresciuta che sarà dipesa anche da particolari fattori di cui ha tenuto in considerazione tutte le sfumature, dall’ambiente al giorno in cui nascerà, ai genitori che ne concepiranno il corpo, alla facoltà di disporre di “doti speciali”, ecc. Vengono definite potenzialità poiché il libero arbitrio (spesso influenzato dalla nostra programmazione) può richiedere modifiche alla “sceneggiatura” e rendere il percorso più o meno scorrevole. Una volta trascorso un certo periodo di tempo, la corretta assimilazione dell’esperienza dovrebbe condurre l’essere a ricordare il proprio scopo. La strada è lunga e irta di ostacoli, per questi motivi il concetto di reincarnazione sostiene che gli individui, sia pur appartenendo alla stessa epoca, nascono con differenti predisposizioni all’evoluzione, acquisite in percorsi eterogenei, mai completamente casuali, e che sono necessarie molte vite prima di completare il proprio cammino.

Come ci rammentano alcuni testi antichi, siamo al termine di un ciclo significativo e per la coscienza collettiva è ora di affrontare una grande prova. Raggiunta a tempo debito una “massa critica” stabile di individui sufficientemente consapevoli, il vecchio mondo che conosciamo inizierà a farsi da parte per lasciare posto a nuove idee, a nuovi modi di pensare, di agire e a nuovi valori su cui fondare una società più evoluta. Dunque, stiamo affrontando un compito individuale ma anche collettivo in cui sarà necessario l’intervento di molte “anime incarnate” per attuare quello che diventerà il “nuovo paradigma di esistenza”. Pertanto, dare il proprio apporto in questa vita sarà un’esperienza che porterà a conseguenze durature e che accelererà il percorso di crescita di chi vi parteciperà. Ecco forse il motivo grazie al quale, un apparente principio di causa ed effetto, ci ha portato ad essere così in tanti su questo pianeta e in questo particolare momento storico. Ma il processo di crescita interiore può avvenire solo per gradi, scalando con volontà vari piani di conoscenza. Non vi sarà perciò alcuna crescita fintantoché si ristagna in una zona di comfort in cui si ripetono azioni sterili e conformate.

Se ora ti chiedessero in che piano di conoscenza ti trovi, quanto sai in realtà di te e del mondo che ti circonda, cosa risponderesti?

CONOSCERE SENZA CONOSCERE

Ritorniamo per un attimo alla vecchia credenza secondo cui la Terra veniva considerata “piatta”. Si trattò di un errore di percezione legato ad un illusione collettiva che fu sostenuta dalla scienza di allora come una verità inconfutabile. Eppure, grazie al libero pensiero di qualche dubbioso anticonformista che introdusse e ribadì l’idea di “gravità”, lo stesso punto di vista, sostenuto con ingiustificata certezza dalla maggioranza, non ebbe più motivo di esistere e decadde naturalmente, come se quella visione non fosse mai esistita. Analizziamo quindi due processi mentali essenziali a cui di norma non si presta attenzione ma che denunciano quanto poco mettiamo di nostro, di autonomo, nel valutare correttamente una situazione, un fatto, una scoperta:

il “bias di conferma” è un fenomeno psicologico naturale al quale ogni essere umano è più o meno assoggettato e secondo cui, consciamente ed inconsciamente, tendiamo a sopravvalutare le informazioni che confermano il nostro punto di vista, la nostra “versione” o “teoria”, ignorando o sottovalutando gli altri punti di vista, le “versioni alternative” o le “teorie alternative”. Siamo tutti soggetti a tale fenomeno che, in alcuni casi estremi, arriva addirittura a farci negare l’evidenza. La maggior parte degli esseri umani non abbandonerà mai la propria convinzione, a meno che non riceva l’input da un soggetto al quale riconosca un’autorità nei confronti della quale non può resistere. Quando ciò avviene, si assiste ad un altro tipo di bias cognitivo che prende il nome di “hindsight bias”;

l'”hindsight bias” sta ad indicare l’errore del giudizio retrospettivo e consiste nella tendenza delle persone a credere, erroneamente, che sarebbero state in grado di prevedere un evento correttamente, una volta che l’evento è ormai noto. L’ipotetico giorno in cui un’autorità riconosciuta rilevante si dichiarasse favorevole ad una “versione alternativa”, tutti gli individui sino a quel momento ancorati alla precedente “versione ufficiale” dei fatti, compirebbero istantaneamente il magico salto che li porterebbe immediatamente a ristrutturare i propri ricordi per adattarli alla nuova realtà. L’hindsight bias modifica i nostri ricordi per adattarli alle contingenze cognitive del momento storico in cui viviamo. È un fenomeno comune che si può osservare in grandi dosi nel mondo della politica ogni volta che un’opinione o un’ideologia viene mutata in un’altra. Tutti coloro che credevano a quell’opinione o a quell’ideologia, magicamente non solo mutano la loro opinione o ideologia, ma anche il ricordo che hanno delle opinioni che in passato hanno avuto.

Buona parte delle persone ha fede in qualcosa al di fuori di sé senza sapere davvero il perché, sembra semplicemente essere un bisogno innato. Milioni di noi credono, ad esempio, nei precetti espressi in una scrittura elaborata da altri uomini e professata da controversi intermediari senza peraltro averli mai messi in pratica per verificarne l’esattezza, altri nella scienza, o meglio, in quello che viene detto in presunte autorevoli riviste o trasmissioni scientifiche, senza avere mai sperimentato alcunché personalmente in un laboratorio opportunamente attrezzato. Tutti danno per scontata la realtà per come gli viene raccontata da sempre accettando modelli che non lasciano spazio ad alcun dubbio.

Se ora ti chiedessero a chi dai autorità, in cosa credi con fiducia e perché difendi certe opinioni, cosa risponderesti?

REALTÀ O METAREALTÀ

Ma che cos’è la realtà? Quella che accetta una maggioranza ignorante? Una minoranza colta? Quella che viene definita da una convenzione sociale? Inoltre, anche se non ci rifacessimo a queste tendenze, come potremmo riconoscerla oggettivamente se non facciamo che interpretarla con dei filtri soggettivi, in balia dei programmi della nostra personale “centralina”? La realtà vera è composta da frequenze e potrebbe essere molto diversa da quella che cogliamo dal riflesso della radiazione elettromagnetica che ci perviene, non ha colori, sapori, fattezze certe, fintanto che non la interpretiamo, e quella che distinguiamo come tale è, in buona sostanza, costituita da impulsi elettrici ricavati dai nostri sensi e da sinapsi generate da credenze installate o acquisite che ne forniscono una rappresentazione. Tenere a mente la sua evanescenza aiuta a modellarla perché non produrremo più “potenziale superfluo”, cioè tutti quei pensieri e quelle emozioni che tendono ad oggettivizzarla e coagularla in qualcosa di troppo serio, grigio e pesante. Secondo quanto appena descritto, i sensi e il senso che diamo alle cose potrebbero essere fuorviati da un’infinità di fattori. Anche se non possiamo esimerci dal giudicare, pensiamoci sempre prima di esprimere il nostro “insindacabile giudizio”.

“Non credere a quanto ti viene annunciato come verità dottrinale solo per la forza carismatica di chi lo fa; né devi credere per un fatto di religione, di cultura, di casta, o di razza; né per un’imposizione qualunque, sia pure manifestata in buona fede. Credi solo se quanto ti viene indicato trova corrispondenza nella tua anima e nel sano giudizio che alberga in te. Solo così sarai un uomo libero e capace di promulgare, a tua volta, la Verità agli altri.” Gotama Siddartha, il Buddha

La frase appena letta proviene da un personaggio piuttosto noto. Per quanto questo possa farla apparire valida ai più, in te, nel vero te, risuona? Cosa sente l’osservatore? Riesci a connetterti? Prenditi qualche secondo per provarci perché quella parte di te è l’unica “lente” attendibile con cui percepire la realtà e la verità nella loro sostanza.

IL DOLORE COME SPINTA

La fuga dal dolore e la ricerca del piacere sono tra i “programmi inconsci” più radicati ma, a prescindere dalla loro resistenza, possono essere condizionati e confusi come tutti gli altri. Prendendo atto di come oggi stanno le cose, specialmente nel mondo occidentale, non c’è posto in cui la gente non sia tendenzialmente insoddisfatta o avverta un grande vuoto che tenta di colmare, senza alcun effetto persistente, con gli strumenti che la società materialistica mette a disposizione. Succede allora che, invece di riconoscere l’aspetto spirituale dell’esperienza, si sposino culti che concentrano l’attenzione verso l’esterno, distogliendola da quel bisogno impellente che la parte interiore dell’individuo pretende naturalmente di soddisfare, quella parte di noi che appunto dovrà evolvere e che fa pressione affinché ciò accada. Un tipo di dolore che abbiamo imparato a mascherare e sopportare, di cui non tutti afferrano la vera natura.

Ricordiamoci sempre che, grazie al nostro permesso, esiste un sistema ben strutturato che, come un organismo dotato di vita propria, influenza l’essere umano al fine di inibirne la connessione con la sua parte più avanzata, installando programmi per limitarne il potere decisionale e producendo stress per bloccarne l’energia di reazione. I principali, ma non unici, strumenti che controlla sono l’informazione, il cibo e l’ambiente. Le modalità adottate consistono nel promuovere falsi obiettivi da raggiungere, guadagnare consenso affinché si mantenga una proficua stabilità, diffondere ideologie, credenze e dipendenze, modificando così le esigenze primarie dell’individuo in funzione dei propri scopi. Scopi che riguardano il controllo globale e l’asservimento dell’energia individuale e collettiva. L’obiettivo finale è il potere assoluto sulla massa, il suo annientamento creativo e l’uniformità di pensiero nonché di azioni. Insomma, un popolo di automi ubbidienti, inconsapevoli e ben felici di esserlo.

I manipolatori del sistema stanno facendo di tutto per farci percepire una realtà precostituita, in questo modo si servono delle nostre menti per “ologrammare” la loro realtà ideale quando dovrebbe essere l’esatto contrario. Ammesso che si riesca a prendere coscienza di come stiano le cose, l’unica reazione che possiamo concederci è quella di recuperare la nostra dignità per rientrare in possesso del nostro destino. Tutto questo patire non deve essere vano, né tanto meno produrre assuefazione, tutti gli inganni, i soprusi, hanno in fondo una grande utilità poiché possono fornire la spinta utile per giungere al risveglio ma prima occorre riconoscerli per ciò che sono.

LA MENZOGNA DELLA LIBERTÀ

Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che tutto sommato la vita dell’uomo si è allungata, abbiamo debellato molte malattie e stiamo facendo progressi per tutte le altre, la qualità della vita è migliore, abbiamo più cose, più mezzi, più tecnologia amica, che per guadagnarsi una posizione bisogna studiare molto e lavorare sodo, è così che “funziona”, e anche che vedere i reality e la partita è divertente, è una libera scelta come il resto, non si diventa stupidi per questo e poi conformati e senza energia saranno i deboli, ognuno alla fine ha il suo stile e…

A ben pensarci, di originale, in questo pensiero o nel presunto stile che crediamo ci differenzi dagli altri, non c’è un bel niente, tutto ci è stato inculcato da un’ingegneria sociale tanto complessa quanto spietata che ci ha plagiato e quella che ci ostiniamo a chiamare libertà di fare cose che ci piacciono, è solo il frutto di una raffinata forma di schiavitù indotta da un precoce e ridondante indottrinamento. Tutto questo ci sta usurando, allontanando da noi stessi, un essere che non abbiamo mai conosciuto, che reclama la sua presenza e, con molte probabilità, lasceremo un giorno questo pianeta senza avere imparato o trasmesso niente se non che tutto ciò che abbiamo visto con gli occhi del nostro ego addomesticato è l’unica ed ineluttabile realtà che si può vivere.

LA SCELTA

Volendo fare un quadro realistico della situazione, si rammenta che l’aspettativa di vita è si aumentata ma il differenziale che abbiamo guadagnato lo passiamo avanti e indietro dagli ospedali o rinchiusi in casa dipendenti dai farmaci che arricchiscono le stesse industrie che ci avvelenano; la medicina ha tamponato i sintomi delle malattie del passato ma ogni anno se ne includono di nuove e apparentemente misteriose; la tecnologia ha incrementato la disponibilità di beni di consumo ma ci ricopriamo di oggetti di cui potremmo fare a meno e il cui utilizzo o smaltimento inquina l’ambiente in cui viviamo; le posizioni raggiunte, dopo anni di discutibili studi o umiliazioni, obbligano a lavorare sempre di più per far fronte a questa o a quella crisi che puntualmente viene spacciata come evento casuale o ciclico; il divario tra ricchi e poveri è sempre più marcato mentre la delinquenza, la depressione e i disturbi sessuali dilagano in un clima di sfiducia verso il prossimo; il terrore e l’incertezza trasmesse dagli eventi a cui assistiamo ci costringono a vivere sempre più scoraggiati tra le mura domestiche; i mass media plasmano la nostra opinione, stimolando inutili bisogni e fomentando la rabbia verso un fantomatico colpevole dal nome sempre nuovo e pittoresco; l’intrattenimento e le ossessioni materiali hanno promosso la pigrizia e soppiantato le sane abitudini, la cultura e gli ideali costruttivi, compresa la capacità di immaginare; lo spettacolo della Natura è diventato qualcosa da osservare in uno schermo nell’attesa che il commentatore di turno ce lo traduca come se fossimo dei non vedenti, e potrei andare avanti ancora per molto ma preferisco evitarvi il mal di testa. Sono certo che se questo fosse stato un comunicato televisivo, la maggior parte di chi legge avrebbe già agguantato il telecomando per cambiare canale!

I segni di malfunzionamento sono dappertutto anche se si fa finta di non vedere adducendo scuse che ancora una volta si fondano su falsi preconcetti. La propaganda che ci fa accettare e sostenere l’attualità è incessante e noi la ascoltiamo e le crediamo come pupazzi inerti. L’individuo, affaticato e tenuto nell’ignoranza dai mezzi del sistema, in fondo merita tutto questo poiché si lascia “programmare” e “disconnettere”, non fa nulla per riappropriarsi del suo potere, non si assume nessuna responsabilità personale e dona tutto, fiducia, energia, attenzione, compreso il suo corpo, alle stesse istituzioni che gli fanno il lavaggio del cervello.

Smettere di dare la colpa o di genuflettersi verso qualcosa di esterno, sono modalità per rendere il terreno fertile ma il cambiamento non avverrà se prima non accettiamo di mutare pensiero. Leggendo queste righe, potresti esserti vagamente reso conto di quanto siano tenaci certi condizionamenti e di come pensare in controtendenza possa diventare l’unico antidoto alle loro tossine. Conoscere l’ambiente che ci influenza potrebbe già essere un vantaggio per chi sceglie con determinazione di “hackerare” la realtà, ma ognuno ha il suo specifico modo di attivare una sana “riprogrammazione”. Tuttavia, esiste un passo fondamentale e uguale per tutti: comincia!

“Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi.” A. Einstein